Ringraziamo la rivista “Il senso della Repubblica” per aver reso possibile la pubblicazione on line di questo articolo, da noi scritto insieme a Giorgia Pandolfo e comparso sul numero di marzo 2016 della rivista. Grazie anche a Eraldo Taioli per i contributi e a Thomas Casadei per aver reso possibile la pubblicazione.

L’asimmetria delle slot machine: da una parte il giocatore, le sue speranze, la sua lecita voglia di divertirsi e i suoi ragionamenti irrazionali -spesso bizzarri- che tentano di decodificare un fantomatico comportamento razionale. Dall’altra una macchina progettata per massimizzare l’attrazione del cliente sia nella fisicità (colori, dimensione, postura di gioco) sia nella architettura (immagini ipnotiche, suoni per i payoff, richiesta di piccole somme di denaro).

Gran parte delle slot machine oggi sono in grado di riconoscere le diverse sessioni di gioco e le abitudini del giocatore. La macchina riesce a registrare i tempi tra una giocata e l‘altra e gli importi scommessi ad ogni singola puntata e cosi può tarare i pay off in modo di adattarsi al comportamento del giocatore “pagando” vincite premianti: spesso le slot pagano di più i giocatori che inseriscono le monete di maggior valore (1). Non sono quindi prevedibili (2) come vorrebbero credere quelli che cercano di forzare il sistema, rompere il gioco. Attratti dal fascino della vittoria improbabile, dall’impresa realizzata contro ogni pronostico finiscono per innescare una competizione solo contro se stessi e lanciare una sfida alla dea bendata, comunque pilotata dai programmi delle slot.

L’equilibrio tra “difficoltà” ed “abilità” che tanto fa penare nella progettazione i game designer, nei giochi d’azzardo pervasivi come le slot machine trova per paradosso un equilibrio nella negazione di entrambe le componenti perché sono illusorie e del tutto sproporzionate. La capacità, l’astuzia, il bluff sono alla fine bagaglio solo di una delle due parti in causa.

Azzardo e minori: se la pratica è strettamente vietato ai minori non altrettanto l'accesso alle sale di gioco.

Azzardo e minori: se la pratica è strettamente vietata ai minori non altrettanto l’accesso alle sale di gioco.

A tutelare il consumatore dai rischi concreti di patologie compulsive (Gioco Azzardo Patologico), talvolta troviamo dei cartelli vicino alle slot e le VLT (video-lottery), che contengono frasi come “Se il gioco diventa un problema puoi chiedere aiuto” (3) provvedendo a fornire il numero verde a cui rivolgersi. Purtroppo tali informazioni sono raramente un aiuto per chi è in davvero in difficoltà:  le statistiche ci dicono che ad intervenire sono spesso i familiari e non certo i destinatari di questi cartelli. Questi avvisi fotografano con nitidezza tutta la disparità delle forze in campo tra prevenzione (un volantino appeso) e l’incentivazione dell’abuso (algoritmi adattivi al comportamento, sommati ad altri fattori più subdoli).

Altra “tutela di prossimità” a basso costo è la separazione dell’offerta di azzardo dalle altre attività economiche dello stesso locale. Queste misure non solo vengono applicate a macchie di leopardo, vittime di eccezioni regolamentali di ogni tipo, ma sono comunque del tutto insufficienti a fronteggiare un fenomeno che dilaga nella quotidianità: ovunque e chiunque -compreso i minori- può assistere all’intero ciclo di vita di un gratta e vinci: dall’acquisto all’eccitazione della scoperta, dalla gioia della vincita alla riscossione.

Inoltre non tutte le Regioni vietano l’ingresso dei minori nelle sale gioco senza poi parlare del dilagare del fenomeno del “ticket redemption” (4) che hanno trasformato le vecchie sale giochi degli anni ‘80 e ‘90 in vere e proprie fabbriche di futuri utenti assetati di azzardo.

Le macchine di ticket redemption si mescolano alle giostre. Un vero cavallo di troia in grado di "produrre" futuri utenti slot/VLT.

Le macchine di ticket redemption si mescolano alle giostre. Un vero cavallo di troia in grado di “produrre” futuri utenti slot/VLT.

L’altra via percorribile, la proibizione, mostra diversi limiti strutturali. Quotidianamente, ad esempio, plaudiamo Comuni e Regioni che pongono limitazioni agli orari e alla concessione di nuove sale gioco ed al contempo siamo costretti a registrare un ancor piccolo ma sempre più significativo slittamento dell’offerta sui canali telematici. Nel medio lungo-periodo, questa è una criticità forse più subdola ma non meno importante eppure se da un lato si invocano distanze minime dai luoghi sensibili come scuole e parrocchie dall’altro non si rileva altrettanto interesse versi i controlli per le app installate sugli smartphone dei minorenni e, più in generale, degli adulti a rischio.

L’introduzione dell’uso obbligatorio della tessera sanitaria personale come pass di accesso alle slot machine potrebbe, in teoria, garantire buoni risultati in termini di emersione e blocco delle patologie ma il prezzo da pagare in termini di investimenti per i concessionari e soprattutto di violazione della privacy degli utenti è piuttosto elevato e crediamo che non possa rappresentare una soluzione praticabile.

Altrettanto complessa la situazione in merito allo stretto legame tra proibizione e gioco clandestino. Nonostante la sempre più dilagante offerta – fisica e virtuale – l’offerta, quella illegale procede di pari passo: nei primi 4 mesi del 2015 su 2.227 siti monitorati ne sono stati segnalati ai Monopoli ben 2.210 (fonte: sole24ore).

Prevenzione e Proibizione: due strumenti di contrasto diversi.

Prevenzione e Proibizione: due strumenti di contrasto diversi.

Appare evidente quindi la necessità di aumentare la sensibilità verso un’azione di prevenzione con prospettive di medio e lungo periodo, finanziata con risorse proprie, magari prese direttamente dagli introiti che lo Stato incassa dal gioco legale, e mirata a costruire una fruizione consapevole, misurata e responsabile del gioco azzardo. Più complessa appare l’identificazione del perimetro di azione di tale attività di prevenzione. Il gioco di Azzardo Patologico è una malattia riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della sanità ed inserita dal Ministero della salute nei Livelli Essenziali di Assistenza. Secondo il sito dello stesso ministero le cause di questo disturbo non sono note ma “potrebbero consistere in un insieme di fattori genetici e ambientali”.

Il gioco d’azzardo patologico è una dipendenza e quello che le accomuna alle altre patologie di questo tipo è la compensazione – attraverso un comportamento disfunzionale – di un problema irrisolto. Questo spiega il perché spesso il problema tra i giovani viene inquadrato tra i disturbi dell’adolescenza.

Per quanto riguarda gli adulti, il disagio può nascere da molteplici fattori e poiché nessuno possiede la bacchetta magica per dare benessere al mondo in modo da rimuovere le più profonde cause del problema, è sensato parlare di protezione prima che di prevenzione.

Le slot Machine sono costruite i modo di attirare l'attenzione. Chi ci si avvicina conosce queste caratteristiche?

Le slot Machine sono costruite i modo di attirare l’attenzione. Chi ci si avvicina conosce queste caratteristiche?

Si prenda ad esempio il miraggio della “vittoria facile”. A questo riguardo sarebbe fuorviante affermare che l’abuso del gioco azzardo sia strettamente correlato solo alla mancata conoscenza delle reali probabilità di vincere. La consapevolezza di semplici modelli matematici che danno la corretta percezione delle reali possibilità di vincere rafforza la consapevolezza ma non è di per se sufficiente: Nel gioco di azzardo -compulsivo e non- è sempre presente una componente strettamente irrazionale che va accettata, compresa e gestita (approfondisci).

Play e Gamble

L’inizio di una regolamentazione della pubblicità è certamente una azione contro uno dei fattori ambientali più macroscopici. Se qualcosa si sta facendo per limitare la “quantità” di questi messaggi, poca sensibilità viene riservata alla loro “qualità”.

Spesso si sottovaluta che da anni la comunicazione ci ha abituati ad un uso ambiguo della parola “gioco” finendo per mescolare le accezioni positive che ciascuno conserva dall’infanzia quale sinonimo di divertimento e socialità con le pulsioni dell’azzardo che ciascuno di noi percepisce, anche inconsciamente, come pericolose. Non è una mera faccenda semantica a tutela di una piccola nicchia di operatori ed appassionati che intende il gioco quale strumento di aggregazione ed apprendimento: la lingua inglese, seppur molto più povera di vocaboli della nostra, separa nettamente i significati: da una parte “Play” che indica non solo le attività ludiche in senso stretto ma anche, ad esempio, l’azione di suonare uno strumento. Dall’altra “Gamble” che indica non solo “scommettere” ma anche giocare d’azzardo e persino “assumersi dei rischi”.

Capire che il gamble, il gioco d’azzardo, non è affatto un gioco innocente e non può essere confuso come una qualunque leggera attività ludica è essenziale: non può essere un alibi rifugiarsi nel pensiero “sto solo giocando”. Da questa illusione deriva parte della mancanza di consapevolezza del problema da parte dei malati e dei loro familiari.

Il Gioco è socialità e aggregazione. L'azzardo spesso è solitudine.

Il Gioco è socialità e aggregazione. L’azzardo spesso è solitudine.

Riguardo alla frustrazione ed alla sconfitta, alcune regole della distribuzione dei payoff di slot e gratta e vinci spesso arrivano a celebrare e gratificare la “quasi vittoria”. Tale comportamento è quindi paragonabile a quello del giocatore di poker professionista che si siede al tavolo di semplici appassionati o al malizioso imbonitore del gioco delle tre carte: dare inizialmente la sensazione di poter vincere per massimizzare gli effetti dei successivi risultati che inevitabilmente finiscono per riflettere la disparità.

In qualsiasi competizione ludica/sportiva non c’è cosa più umiliante che ottenere una vittoria per gentile concessione di chi ti ha lasciato vincere. Fare proprio questo principio fondante – il rispetto di se stessi e dell’avversario – contribuisce a generare la giusta consapevolezza, a imparare a riconoscere le sfide dalle possibili trappole.

Il gioco aiuta a svelare l‘equivoco del “tempo dedicato”: in nome di una “furba” ottimizzazione dei tempi si sacrifica il “valore della attesa”. La frenesia del gioco diventa un disvalore al punto che si finisce a dibattere una corretta quantificazione del tempo minimo tra una giocata e l’altra delle slot machine, o ad assistere impotenti alla follia della macchinetta per rimuovere la patina ai gratta e vinci.

il valore dell'attesa come elemento gratificante ed elemento di prevenzione.

il valore dell’attesa come elemento gratificante ed elemento di prevenzione.

Eppure secondo Johan Huzinga le attività ludiche apparentemente improduttive sono palestre di creatività e addestramento al problem solving. Anche la gestione corretta del tempo diventa quindi un altro elemento che contribuisce a generare la giusta consapevolezza.

Aprire collettivamente delle situazioni di gioco più ampie possibili può cambiare il modo di giocare. Se uno capisce che può trovare soddisfazione e nutrimento negli aspetti ludici che aveva trascurato fino a quel momento, questo può seminare qualcosa di interessante(5). In questo modo si sintetizza perfettamente la complessa e complementare relazione tra il gioco e l’azzardo, dove la corretta educazione al primo diventa strumento di corretta fruizione del secondo.

Prevenzione e protezione

La semina però andrebbe fatta per tempo.

La semina però andrebbe fatta per tempo. Se i bambini piccoli non sanno attendere neanche un minuto e faticano ad elaborare anche la più piccola sconfitta, minando la conquista evolutiva che è l’attesa che fa maturare il desiderio e senza la quale non esiste che compulsione, con il passare degli anni – inconsciamente – acquisiamo la consapevolezza che qualsiasi attività ludica, ancor prima di incominciare, ci chiede di entrare liberamente in una sorta di “cerchio magico” separato dalla realtà ma da cui si può entrare ed uscire senza rimanere intrappolati ”.

Col tempo, impariamo a superare l’impalpabile confine tra quello che è il nostro ruolo nel gioco e quello della nostra vita quotidiana senza però mai perdere la percezione della realtà. Maturiamo cioè quelle capacità che ci permettono di capire, ad esempio, se la persona che abbiamo davanti sta giocando con noi a morra cinese o sta per colpirci.

La patologia insorge quando il gioco creativo infantile ha fallito, quando un bambino non è riuscito a giocare con qualcuno e quindi inserire quote di realtà nel suo mondo magico” (6). Ecco dunque la necessità di lavorare su adolescenti e giovani in generale quando cioè questa abilità deve iniziare a palesarsi perché ciò che permette di essere completamente assorti nell’attività ludica, il flusso (7), è ciò che più è pericoloso per la dipendenza. In conclusione, dare spessore alla differenza tra “Play” e “Gamble” significa fornire agli individui utili elementi per contrastare elementi – anche ereditari – che favoriscono la patologia. Pur sapendo che tutto questo non è da solo sufficiente a debellare il fenomeno, “scommettere” su questo tipo di prevenzione certo non è un “azzardo” … ma neppure “soltanto un gioco”.

Note
(1) “Mangiasoldi” pag 124 “Per convincere le slot basta aumentare la puntata sulla partita e il gioco è fatto. Se la macchina può vi darà grandi soddisfazioni, in caso contrario avrete solo accelerato la fine di una partita mediocre.
(2) “Mangiasoldi” pag 32 “E’ difficile stilare un elenco di regole definite per elaborare il meccanismo di un motore di pagamento ma contrariamente a quello che si pensa la realizzazione di queste strutture è di tipo anti-intuitivo”
(3) Legge regionale Emilia Romagna 04 luglio 2013, n. 5
(4) la legge di stabilità 2013 (L. 24 dicembre 2012 n.228) ha per la prima volta normato quegli apparecchi che possono distribuire biglietti che poi possono essere tramutati in premi.
(5) “Vivere senza slot – storie su gioco d’azzardo tra ossessione e resistenza”, Beniamino Sidoti.
(6) Federico Tonioni contributo a “Vite in gioco – oltre la slot economia”
(7)  Mihaly Csikszentmihalyi Flow:The Psycology of Optimal Experience.

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Angelo, “the Great Old One”

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