SINTESI

Pro: un classico gioco di piazzamento tessere e draft dal tema azzeccato.

Contro: non molto originale (dichiaratamente, però), poca interazione tra i giocatori.

Consigliato a: tutti gli amanti dei giochi di piazzamento.

Valutazione Globale
Realizzazione
Giocabilità
Divertimento
Longevità
Prezzo

Idoneità al solitario:
assente

Incidenza della fortuna:
bassa

Idoneità ai Neofiti:
buona

Autore:
Vangelis Bagiartakis

Grafica ed illustrazioni:
Vari

Anno:
2017

Oggi vi parliamo di Fields of Green, Artipia Games, pubblicato in Italia da Ghenos Games; si tratta di un gioco di draft e piazzamento tessere per due-quattro giocatori, che riprende da vicino un gioco piuttosto noto dello stesso autore (Vangelis Bagiartakis), Among the Stars, rielaborandone e raffinandone la meccanica. Anche il tema ha subito una svolta drastica, passando dallo spazio profondo alla bucolica gestione di una moderna fattoria. L’idea è piaciuta, visto che è stata promossa a pieni voti su Kickstarter dopo aver raccolto 7 volte la cifra richiesta…

A prima vista i due giochi sono in realtà molto simili, e quanti possedessero già Among the Stars non potranno esimersi dal dubbio che si tratti di un “clone”. Sarà proprio così? Non ci resta che scoprirlo insieme.

Unboxing

La realizzazione del gioco è curata, e il tema è efficacemente “catturato” dalla piacevole grafica delle 166 carte quadrate presenti nella scatola. Fields of Green non richiede un tabellone, e saranno le carte stesse, disposte ortogonalmente tra loro, a formare la fattoria di ciascun giocatore. Purtroppo le carte sono piuttosto sottili e flessibili, e quindi consiglio caldamente di imbustarle (anche se sono quadrate non faticherete troppo a trovare sleeves adatte dal vostro negoziante di fiducia). Il manuale è chiaro e ben tradotto, dotato di ottimi esempi: potete scaricare quello originale in inglese a questo link. I segnalini in legno per acqua e cibo sono belli, anche se un po’ piccolini; presenti anche le tessere equipaggiamento in cartoncino, token in cartoncino per denaro e punti vittoria, e alcuni segnalini extra sempre in cartone (belli e utili quelli per distinguere i quattro mazzi coperti). Gradita la presenza di due carte aggiuntive per giocatore che fungono da player aid.

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I materiali e il contenuto appaiono congrui rispetto al prezzo di vendita, di circa 30€.

Per giocare serve una superficie piana piuttosto spaziosa, soprattutto in quattro.

Dalle stelle alle stalle, e con piacere

In Fields of Green (come già nel predecessore Among the Stars) ogni giocatore cercherà di costruire con le carte la fattoria più fiorente, accumulando denaro e punti vittoria. Vince chi ha più punti vittoria dopo quattro anni (round) di gioco, durante ognuno dei quali ciascun giocatore potrà effettuare 6 diverse azioni. Il setup è rapido: divise le carte in base al gruppo di appartenenza, ciascun giocatore riceve le dotazioni iniziali, consistenti in un serbatoio dell’acqua pieno, un silos con un’unità di cibo e 15 monete.

I mazzi di pesca

All’inizio di ogni anno ciascun giocatore riceve una unità di cibo, due di acqua e tre monete (tranne il primo anno), poi sceglie 6 carte coperte dai quattro mazzi disponibili, che rappresentano Campi, Bestiame, Costruzioni e Edifici. Le carte scelte vengono mescolate e distribuite equamente tra i giocatori. I silos e i serbatoi dell’acqua formano due mazzi separati sempre disponibili. I turni si possono svolgere in simultanea, con i giocatori che svolgono la propria azione contemporaneamente, scegliendo tra:

  1. costruire la tessera scelta, disponendola ortogonalmente a una di quelle già piazzate;
  2. scartare la tessera scelta per costruire un silos vuoto (gratis), in modo da poter immagazzinare quattro unità extra di cibo;
  3. scartare la tessera scelta per costruire un serbatoio pieno (tre unità di acqua per due monete);
  4. scartare la tessera scelta per andare al mercato e guadagnare due monete, più due per ciascuna unità di cibo che decideremo opzionalmente di scartare, per un massimo di due unità di cibo e 6 monete complessive;
  5. scartare la tessera scelta per ripristinare un campo rimasto in disuso/incolto l’anno precedente, al prezzo di una moneta: pagheremo ogni anno tutte le inefficienze!

Ogni fattoria inizia con un serbatoio vuoto e un silos con una singola unità di cibo: il resto spetta a voi!

La meccanica più caratteristica del gioco è indubbiamente il draft che si svolge dopo ciascuna azione: passerete le carte rimaste in mano al giocatore adiacente, due anni in un verso, e due nell’altro. Questa meccanica obbliga a selezionare oculatamente la carta da giocare, visto che potrebbe essere la nostra unica opportunità di costruirla e che lasciare all’avversario una carta per lui cruciale potrebbe essere peggio che scartarla (o costruirla) subito noi stessi.

Le carte hanno un prezzo in soldi e, a volte, un prezzo in acqua. L’acqua va sempre presa da un serbatoio non più lontano di due carte, e dovremo quindi accertarci di costruirli con una disposizione opportuna.

Il primo tassello della catena produttiva della fattoria sono i campi, che producono cibo per il mercato e gli animali

Alcune carte danno vantaggi immediati (poche), altre danno punti vittoria a fine partita, ma la maggior parte di esse si attiva a fine anno, durante il raccolto. Finito il draft, i giocatori attivano uno per volta ciascun terreno della propria fattoria con la capacità “raccolto”, pagando il prezzo in acqua o cibo specificato dalla carta e riscuotendo il premio, di solito in cibo o denaro. Il premio dipende direttamente, come è facilmente intuibile, dalla disposizione reciproca dei terreni: per fare un paio di esempi, ci sono carte che premiano la presenza di spazi vuoti adiacenti, e altre che sono tanto più forti quanto più sono circondate da carte di una certa tipologia. Benché si tratti di un gioco abbastanza astratto, l’autore ha saputo scegliere gli effetti delle carte in modo da esaltare il tema bucolico: i bovini andranno messi ai margini della fattoria, in modo da poter pascolare nei prati adiacenti, le colture che richiedono più acqua renderanno di più se vicine ai serbatoi, e così via.

L’ubicazione di ogni tessera dev’essere valutata attentamente: gli alberi di mele saranno più produttivi se costruiti vicini ai serbatoi.

Attivare le carte nell’ordine giusto è fondamentale, visto che abbiamo una capacità di magazzino limitata, sia per l’acqua che (soprattutto) per il cibo. Se a fine anno dovessimo avere più cibo o acqua di quanto immagazzinabile perderemo le quantità eccedenti. Se invece non siamo in grado di soddisfare i requisiti di raccolto di una o più carte dovremo girarle sul dorso, a rappresentare dei campi incolti, che -come spiegato in precedenza- potremo riattivare solo sacrificando un’azione e una moneta in un anno successivo.

Un luogo con capacità raccolto che è rimasto abbandonato a causa della nostra incuria! Calcolate bene cosa vi serve per tenere in funzione tutta la fattoria!

La catena produttiva tipica è quella di una grossa fattoria: le colture danno cibo per gli animali e da vendere, gli animali rendono denaro con la carne e il latte (o in altro modo, come per buoi e cavalli), e col denaro si può investire in edifici (che conferiscono punti vittoria) e costruzioni (bonus vari) che aumentino ancora di più la ricchezza e l’efficienza della fattoria, anche in termini di prestigio e valore economico (rappresentati dai punti vittoria). Quindi i giocatori tenderanno tipicamente a scegliere nei primi anni di gioco una maggior quantità di campi e bestiame, e negli ultimi più costruzioni e edifici.

Come vincerete la partita? In questo caso sono decisivi gli edifici, e in particolare i due agriturismi, che valgono ben 16 punti, se ben piazzati!

A fine partita, come in molti giochi di questo genere, dovremo prima di tutto convertire gli “avanzi” in punti vittoria: in particolare tre monete valgono un punto. Ma basterà la vostra ricchezza a portarvi in testa alla classifica? O vincerà il giocatore che ha ottenuto più prestigio mediante gli effetti dei luoghi costruiti in modo lungimirante durante la partita? Non ci sembra ci sia una strategia dominante: dato l’elevato numero di carte dovrete decidere di partita in partita e di mano in mano la strategia da adottare.

Fine partita! Grazie a Simone e Ale per la compagnia e le osservazioni

Chi conosce Among the Stars avrà notato certamente alcune importanti differenze: nel predecessore a tema spaziale il mazzo era unico, e quindi capitava con una certa frequenza di pescare carte completamente inutili rispetto alla fase della partita. La risorsa in gioco era unica (l’energia), mentre qui sono due, acqua e cibo. Un’ulteriore novità significativa è costituita dagli equipaggiamenti, tessere bonus ottenibili mediante apposite costruzioni che permettono di godere di bonus immediati o continuativi per specifici terreni: anche a livello tematico e visivo una scelta azzeccata, visto che non mancano fertilizzanti, mezzi agricoli e attrezzi di uso comune.

Le tessere equipaggiamento, una gradita novità rispetto ad Among the Stars

Insomma: le basi comuni sono manifeste, ma Fields of Green è un gioco indubbiamente più ricco e raffinato (e anche leggermente più complesso e strategico). Va detto che Among the Stars ha numerose espansioni, che ne arricchiscono il gameplay in modo significativo, ma Fields of Green sembra partire da subito con una marcia in più, e non dubitiamo che potrà a sua volta essere espanso con nuove meccaniche e carte.

Conclusioni

Fields of Green scorre piacevole e lineare: non si può certo definire un gioco molto originale e innovativo, vista anche la dichiarata derivazione da Among the Stars, ma diverte e impegna al punto giusto. Non è un titolo in grado di soddisfare i grognard più incalliti, forse, ma è molto giocabile e adatto anche come introduttivo. La partita ha una durata contenuta, meno di un’ora; la complessità è alla portata di un bambino di 10 anni, anche se l’età consigliata dalla scatola è 12+. La fase di raccolto del terzo e quarto anno può richiedere qualche riflessione e qualche minuto in più, ma se c’è fiducia tra i giocatori si può svolgere anche in simultanea, accorciando ulteriormente i tempi morti e la durata della partita.

Il gioco richiede un tavolo piuttosto spazioso… Serve anche posto per la birra, dopo tutto…

Buona la longevità, anche senza le espansioni che ci aspettiamo usciranno, visti i precedenti legati ad Among the Stars.

L’unico potenziale difetto che abbiamo rilevato è la scarsa interazione tra i giocatori: in teoria dovremmo tenere costantemente d’occhio la fattoria dei rivali cercando di non lasciare loro una carta particolarmente utile… ma il più delle volte ci limiteremo a scegliere la carta migliore per noi stessi. Non ci sono “attacchi” ai danni degli avversari, o modi per influenzare direttamente la loro partita… a parte la fase di draft ovviamente. Ma non è detto che tutti i giocatori percepiscano necessariamente questa caratteristica come negativa: il clima di gioco risulta meno conflittuale e più disteso.

Vedi scheda gioco su Big Cream

Speriamo di aver fugato i dubbi di quanti già conoscono o possiedono Among the Stars: non siamo di fronte a una mera “revisione”, ma a un gioco che perfeziona e porta a un nuovo livello il precedente. Non ci sentiamo di consigliarlo a scatola chiusa a chi ha già provato Among the Stars senza apprezzarlo, visto che le meccaniche sono molto simili, ma non è detto che Fields of Green non stupisca anche i detrattori del predecessore, dopo tutto… A noi è piaciuto, e siamo certi che la scatola non prenderà mai troppa polvere, nonostante le dimensioni della nostra collezione di giochi.

Si ringrazia Ghenos Games per la review copy usata per la recensione e il servizio fotografico.

 

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Luca, “the Engineer’s Speech “

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