SINTESI

Pro:  Molti insinuano che l’Oracolo di Delphi sia stato pensato da Feld per raggiungere un pubblico più ampio. Se così fosse, viva l’oracolo di Delphi! Un gioco non banale per un pubblico non troppo esigente, ma comunque… “abbastanza esigente”!

Contro:   Molti insinuano che l’Oracolo di Delphi sia stato pensato da Feld per raggiungere un pubblico più ampio. Le possibilità che i Feld-fanatici rimangano delusi è piuttosto elevata. Gli hardcore gamer che non sopportano l’influenza dell’alea stiano alla larga da questo gioco.

Consigliato a:   Giocatori esperti in cerca di serate meno impegnative del solito. Giocatori assidui che aspirano ad entrare nell’olimpo degli hardcore gamers.

Valutazione Globale
Realizzazione
Giocabilità
Divertimento
Longevità
Prezzo

Idoneità al solitario:
assente

Incidenza della fortuna:
discreta

Idoneità ai Neofiti:
sufficiente

Autore:
Stefan Feld

Grafica ed illustrazioni:
Dennis Lohausen

Anno:
2016

Benvenuti in questa nostra recensione/tutorial un po’ sperimentale. Abbiamo provato a creare un mix: la descrizione del gioco tramite il video tutorial di Bridget (separato in 2 parti) e alcuni commenti scritti secondo lo stile tipico delle nostre recensioni.

Per cui se desiderate:

  • godervi il video tutorial: sarà sufficiente guardare i due video nella sequenza proposta;
  • leggere la recensione: dovrete seguire questo ordine sequenziale:
    1. guardare il primo video,
    2. leggere la parte con il commento sui materiali,
    3. guardare il secondo video,
    4. leggere infine le note conclusive.

Sono particolarmente graditi i vostri commenti su questo nuovo format: se vi piace e, soprattutto, se non vi piace, scrivetecelo sulla nostra pagina Facebook!

Buona visione/lettura!

Come spesso accade, già i materiali ci danno indicazioni importanti su quello che sarà il carattere del gioco. Sotto questo punto di vista, l’oracolo di Delphi è forse più loquace di molti altri prodotti.

È evidente una certa promiscuità di materiali. Le plance dei giocatori sono in pieno stile eurogame, così come le carte eroi e potenziamento richiamano i classici benefici, che finiscono per garantire la crescita esponenziale tipica di alcuni giochi german (Grand Austria Hotel, tanto per fare un esempio fra i titoli da noi recensiti).

D’altro canto, la mappa “marittima” lascia presagire grandi viaggi (leggi: “trasferimenti da una parte all’altra della mappa”) ed esplorazioni (“luoghi da scoprire quando ci si arriva”): due elementi che garantiscono una certa vocazione al gioco tematico.

Se è innegabile che ci troviamo davanti a un gioco “cross-genre”, va comunque sottolineato che l’Oracolo di Delphi ha una forte personalità ed è rivolto alla fascia dei giocatori più esperti e amanti degli eurogame. Così invitiamo i “german fanatici” ad andare avanti e a guardare anche la seconda parte del video, nonostante la presenza di così tanti dadi di tipi diversi lasci presagire una forte presenza dell’alea.

Un’altra componente con una forte incidenza sulla game experience sono le cosiddette “stive”.  Questi tasselli completeranno le plance dei giocatori, modificando leggermente le navi di ciascuno di essi (per questa ragione, nei due filmati vengono definite semplicemente “navi”). Il loro impatto sul gameplay è davvero significativo: poche e semplici diversificazioni costringeranno i giocatori a comportamenti molto diversi fra loro, nonostante che gli innumerevoli obiettivi da raggiungere siano uguali per tutti.

La comodissima “tabella di aiuto” ci ricorda che è previsto un numero davvero elevato di possibili azioni, ma il gioco risulta comunque molto scorrevole e di facile apprendimento. È il gameplay che fa dell’Oracolo di Delphi un gioco per hardcore gamer: le variabili da tenere in considerazione sono molte e la gestione richiede una mano esperta.

Si prendano, ad esempio, le pedine “favore degli dei”, che possono essere utilizzate per rimodulare il lancio dei dadi, incrementare capacità di movimento e altre poderose azioni: al prezzo di una grande astrazione, queste pedine multiuso sono molto importanti nella gestione della partita e il loro utilizzo spesso genera più di un dilemma.

Alcuni piccoli peccati veniali intaccano la buona qualità dei materiali. I mazzi di carte “ferite” e “dadi” risultano troppo simili tra loro e i 6 colori che contraddistinguono un po’ tutti i componenti del gioco creano inizialmente qualche problema di lettura. Dopo pochi turni di gioco comincerete a distinguere i colori, utilizzando la chiara simbologia che li contraddistingue… tranne che per le pedine “Dei”.  L’oracolo di Delphi non è però un gioco da una “botta e via”: già dalla seconda partita, tutto sarà sotto controllo anche nelle sessioni di gioco “in notturna”.

Si parte tutti dallo stesso punto e si hanno tutti gli stessi obiettivi, ma le risorse sulla mappa non sono divise in modo uniforme e sono limitate; strategicamente il meccanismo appare semplice per quanto intrigante: cercare di trovare la giusta sequenza di obiettivi, avendo ben presente che i primi sono relativamente semplici, mentre gli ultimi saranno forzatamente più difficili da realizzare, perché qualche altro giocatore che ha scelto sequenze diverse avrà già occupato gran parte delle risorse utili.

Nei nostri tavoli di playtest, qualcuno ha azzardato che in fondo si possa trattare quasi di un “puzzle game“; siamo sostanzialmente d’accordo, ma bisogna porre l’accento su due aspetti:

  1. La posa dei templi potrebbe sembrare un’azione difficilmente associabile a un “puzzle game”, perché non permette di sapere in anticipo se l’isola sarà in grado di recepire le nostre costruzioni. Va sottolineato però che l’oracolo di Delphi non è mai parco di laute compensazioni: aver scoperto un’isola non utilizzabile garantisce comunque copiose risorse e, quindi, questo aspetto non incide troppo sulla vostra capacità di pianificazione a lungo termine. Spesso questa azione, poiché meno strutturata delle altre, è spesso utilizzata come “mossa di apertura”, finendo comunque per avere una precisa funzione strategica.
  2. Soprattutto se si gioca in 4 giocatori, l’interazione -rigorosamente indiretta- diventa tutt’altro che secondaria. Due barche che navigano nelle stesse acque finiscono inevitabilmente per interferire l’una con l’altra, arrivando a sottrarsi vicendevolmente spazi e risorse.  Riuscire a percorrere rotte diverse da quelle dei propri avversari è quasi sempre parte delle strategie vincenti, anche se -ovviamente- non interamente sotto il controllo dei giocatori. È necessario però sottolineare che questo reciproco sottrarsi risorse non è quasi mai volontario: si possono puntare obiettivi a cui ha mirato un altro giocatore, ma non c’è modo diretto di bloccare le mosse altrui (vedi ad esempio la coesistenza delle navi sullo stesso esagono).

La dimensione tattica è all’opposto. L’incidenza dell’alea pervade ogni aspetto del gioco ed è quindi innegabile che alla fine non vinca il migliore in senso assoluto, ma piuttosto colui che ha saputo gestire al meglio le possibilità che il fato sempre crea.

Il vero è proprio cuore pulsante del gioco è un meccanismo “press your luck” piuttosto tradizionale: i giocatori possono compiere tre azioni in base al risultato di tre dadi. Questi possono essere manipolati in diversi modi, comunque tutti piuttosto “onerosi”. Ecco il trade off tattico: eseguire ciò che si era pianificato a qualunque costo, oppure cambiare indirizzo in funzione del colore dei dadi?

Le dinamiche ci spingeranno a dare ad ogni turno risposte diverse a questa domanda: non esiste un codice di comportamento precostituito, anche se di massima all’inizio della partita si tende ad assecondare il risultato dei dadi (le cose da fare sulla mappa sono davvero tante), mentre verso la fine della partita si tende ad incidere di più sui risultati (vi sono più risorse a disposizione).

Le scelte non saranno quasi mai banali e il turno di gioco è strutturato in modo tale che il giocatore lanci i dadi alla fine dello stesso; così avrà tutto il tempo -durante le mosse degli avversari- di pianificare come “spendere” i dadi (azioni) nel turno successivo.

Attenzione: non si tratta soltanto di una furba ed efficiente soluzione che permette di contenere i tempi morti (e dare il titolo al gioco!): dopo qualche partita comincerete a guardare le azioni disponibili degli altri giocatori per cercare di intuire cosa faranno. In molti casi, questa accortezza vi permetterà di prendere una risorsa o di occupare uno spazio prima che lo faccia il vostro avversario.

Un altro aspetto su cui bisogna porre una certa attenzione è come vengono combattuti i mostri. Ad una prima occhiata, è il trionfo dell’alea: al primo lancio si ha soltanto il 10% di possibilità di riuscita; ma un sistema di rilanci pagati a suon di tessere “favori” permette di smorzare questo effetto, finendo per avere una distribuzione statistica abbastanza omogenea. Salvo bonus acquisiti strada facendo, per sconfiggere un mostro servono mediamente 3-5 tessere favore.

Quando capiterà la trafila particolarmente (s)fortunata, avrete di che raccontare per parecchie sessioni di gioco!

La durata è contenuta soprattutto grazie alle carte “eroe” e “ricompensa”, che garantiscono una crescita esponenziale delle performance. Esempio: quando il prossimo obiettivo che ci si prefigge di raggiungere è rimasto disponibile soltanto dall’altra parte della mappa, avremo in qualche modo raddoppiato le nostre capacità di movimento.

Con il passare dei turni, aumentano anche le possibilità di rendere meno fastidioso il tentativo del titano di infliggere ferite. In questo caso sta a voi decidere se diminuire l’influenza dell’alea o accettarne le bizze.

Da questo punto di vista, il merito del disegnatore è quello di essere riuscito nel difficile intento di dare equilibrio a tutte le vie di crescita. Un ultimo punto da non trascurare: cercate di non dimenticare i vostri Dei a fondo scala; se volete mantenere una buona competitività, è indispensabile che questi possano raccogliere le “spinte” a salire che ogni giocatore avversario garantisce alla fine del proprio turno.

Bottom line

D’accordo: per riuscire a trasformare un comune dado nero in un gigante mitologico servono parecchie birre (perdonateci: abbiamo iniziato a stilare questa recensione nel weekend in cui si festeggia San Patrizio 🙂 ), oppure una propensione davvero molto spiccata alla tematicità.

L’Oracolo di Delphi non vi farà sentire il “profumo del mare”, né tantomeno vi farà sentire i canti delle sirene.  L’Oracolo di Delphi è un “eurogame” (tradizionalmente poco tematici) a tutto tondo, nonostante l’alea presente in quasi tutti gli aspetti del gioco. Un’invadenza che a molti sembrerà eccessiva: dadi dei titani, tiri sfortunati contro mostri che costringono a bruciare molti token, pesca non propizia delle ferite, lanci dei dadi-azione indesiderati, ecc.

Raramente però potrete maledire il colpo sfortunato: quasi con precisione chirurgica, l’Oracolo di Delphi vi offre sempre una possibilità di restare a galla; anche se non è detto che voi sappiate coglierla o che tale opportunità compensi del tutto la botta di sfortuna.

Per quanto il gioco sotto questo aspetto sia davvero ben realizzato, questa peculiarità è comunque tipica di parecchi giochi, ovvero quasi tutti quelli basati sulla meccanica “press your luck”. A rendere L’Oracolo di Delphi originale e avvincente è che, nonostante tutto questo, riesce a mantenere una fortissima componente strategica, perché il giocatore deve sempre sapere dove intende fare vela nei turni successivi.

Come avviene in molti race game, negli ultimi turni di gioco, se ci si rende conto di essere fuori dalla partita, c’è poco che si possa fare per opporsi al destino e diventa essenziale tenere un comportamento corretto per evitare forme di “kingmaking” (ma lo ribadiamo ancora una volta: L’Oracolo di Delphi è un gioco per hardcore gamer).

Un’avvertenza per chi conosce i precedenti giochi di Feld: per quanto il suo stile sia facilmente riconoscibile, è importante sottolineare che è un gioco piuttosto atipico nella sua produzione; quindi, anche se siete sempre stati dei suoi detrattori, date comunque una possibilità a questo gioco!

Preso atto che non ci sarà Medusa che, con un solo sguardo, vi trasformerà in pietra e che mai passerete serate davanti al fuoco a raccontare ai vostri nipoti delle vostre epiche vittorie contro minotauri e ciclopi, bisogna comunque riconoscere all’Oracolo di Delphi di essere riuscito a modellare astrattamente -ma con grande efficacia- il tema dell’Odissea, a cui è innegabilmente ispirato:

Canta, o Musa, l’eroe di vario ingegno,
Che gran tempo vagò, poiché distrutto
Ebbe il sacro Ilïon; che d’infinite
Genti i costumi e le città conobbe;
E gravi in mar sostenne e lunghi affanni
Mentre, al suo scampo intento, alle paterne
Soglie i compagni ricondur cercava.

Buon viaggio verso casa e che i venti (pardon… i dadi…) vi siano favorevoli!

Si ringraziano:

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Chiara, “the Tutorialist”

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