Purtroppo può capitare che dopo ore e ore di gioco si scopre che tutti i giocatori hanno fatto più o meno le stesse scelte e che le poche differenze alla fine sono determinate soltanto da elementi aleatori come i lanci di dadi o la posizione sulla mappa. Sotto questo aspetto ogni gioco si pone su una scala di valore che potremmo definire tra un valore minimo rappresentato dai giochi di “dadi e percorso”  (il “gioco dell’oca”:  le scelte soggettive sono davvero limitate) agli scacchi (dove ogni movimento di ogni singolo pedone rappresenta una potenziale via per vincere o perdere una partita).

I boardgamer non vedono negli scacchi il “gioco assoluto” e anzi, lo ritengono un gioco riservato ad una ristretta elite di “ponzatori estremi”. Pertanto è abbastanza facile intuire che il “gioco perfetto” dovrebbe collocarsi in un punto compreso fra i 2 estremi. Il trade off fra i 2 elementi e’ evidente ed è soltanto parzialmente soggettivo. Un buon gioco non deve essere superficiale, mai. Anche i family games al giorno d’oggi hanno  una profondità di gioco in grado di intrigare grandi e piccini. Inoltre la “profondità di gioco” appare strettamente correlata ad altri elementi già descritti, soprattutto la “durata” e “la complessità” creando una serie di trade off di difficile soluzione.

Vedi Il Glossario di Balena Ludens