Pro:   Divertente, intelligente.

Contro:  Niente di rilevante, forse grafica un po’ troppo cupa.

Consigliato a: Tutti.

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Valutazione Globale
Realizzazione
Giocabilità
Divertimento
Longevità
Prezzo
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Il mercato dei giochi da tavolo è composto da titoli tra di loro diversissimi, che vanno dall’ultra-specialistico (si pensi a un Thunderbolt-Apache Leader) ai giochi pensati per le famiglie (come Pinguin Pescatore).

Il gioco di cui parliamo oggi, Steam Park, ultima novità presentata a Lucca dalla sempre creativa Cranio Creations, si colloca decisamente nel secondo gruppo, come indica anche chiaramente l’età minima riportata sulla scatola (8+): ma come vedremo nel dettaglio mi ha sorpreso da più di un punto di vista, come aveva già fatto un altro grande successo dello stesso publisher, il divertentissimo Dungeon Fighter. Si tratta di un gioco per 2-4 persone.

Unboxing

Urca...

Urca…

I giochi della Cranio Creations hanno sempre un rapporto prezzo/contenuto della scatola soddisfacente, e questo non fa eccezione: ci troviamo dentro 24 dadi custom a 6 facce (6 per giocatore potenziale), 42 omini di legno di 6 colori diversi, ben 7 spessi fogli di cartone e un sacchetto di velluto nero usato per pescare i suddetti omini. Le istruzioni sono a colori e illustrate, e molto chiare.

La scatola e l’artwork sono eccellenti, anche se è in questo settore che, a voler proprio essere estremamente pignoli, ho riscontrato gli unici difetti del gioco, benché veniali. Il primo, è la scelta dei colori per le pedine e le corrispettive giostre: il viola e il rosso sono troppo simili, e ho notato che con la luce sbagliata i bambini tendono a sbagliare (e una volta è successo anche a me). Rimane inutilizzato, per una evidente scelta stilistica, il giallo, che sarebbe stato però molto più semplice da riconoscere. Il secondo, lo stile: non fraintendetemi, lo troveranno elegante e originale quasi tutti gli adulti, ma per un gioco “aperto” ai bambini è un po’ troppo cupo… il motivo è che i giocatori sono chiamati in Steam Park a costruire un lunapark non per persone, ma per robot! Come dice il titolo stesso, avremo a che fare con giostre insolite, a carbone, pensate per questo strano pubblico meccanico.

Dettaglio dei dadi custom

Dettaglio dei dadi custom

Indiscutibilmente si tratta di un’idea volta a differenziare il gioco dalla massa e a dargli connotati più specifici, oltre che a motivare uno degli aspetti del gioco (il tema dell’inquinamento), e riesce perfettamente in questo intento, ma mi sembra significativo che i miei due figli, di 4 e 7 anni e mezzo, mi abbiano detto “che brutte queste giostre… quelle vere sono tutte colorate!”. Insomma, secondo me si è trattato di una scelta che ha un risvolto negativo, visto che per coinvolgere i bambini l’aspetto visuale è molto importante. Comunque, trattandosi di pura estetica, credo che il livello di soggettività delle mie osservazioni sia elevato e prendetele quindi come considerazioni personali.

Steam Park - ComponentiDavvero ottima la realizzazione “tecnica” delle 18 giostre, 3 per colore (una piccola, una media e una grande): sono tridimensionali e si assemblano facilmente senza colla. Sarebbero state sufficienti delle sagome in due dimensioni, ma in questo caso l’impatto visivo ne avrebbe sofferto, e ritengo quindi che sia stata una scelta azzeccata. Soprattutto ai più piccoli piace molto poter davvero “costruire” il proprio parco divertimenti, poter prendere in mano le giostre e gli omini, che rappresentano i visitatori del parco. Anche i dadi sono simpatici e a tema, come pure i quattro maialini usati come “salvadanaio” per i dadi, come vedremo tra poco.

Costruire un lunapark per robot

Il manuale è in classico stile Cranio Creations, non potrete fare a meno di ridere...

Il manuale è in classico stile Cranio Creations, non potrete fare a meno di ridere…

Come ho accennato prima, esiste un tratto distintivo di un luna park per robot a vapore: inquina moltissimo. Una volta all’anno i robot fanno una grande festa, si divertono sulle giostre e i gestori (i giocatori) guadagnano soldi a palate, ma alla fine chi ha sporcato troppo (come mostreranno i segnalini sporcizia accumulati) deve pagare una multa, potenzialmente anche molto salata. L’obbiettivo del gioco è guadagnare più soldi degli avversari entro 6 turni, ma alla fine bisognerà anche pagare la suddetta multa, e chi non ha fatto il conto col fattore ecologico potrebbe avere bruttissime sorprese! Anche perché la multa aumenta esponenzialmente, come riportato su una apposita tabellina: ad esempio finire il gioco con 10 segnalini sporcizia comporta una multa di 15 denari, che diventano ben 45 se i segnalini sporcizia sono 20.

Ogni giocatore si equipaggia di 6 dadi, di un terreno iniziale per costruire di 4 caselle per 4, e di un maialino-salvadanaio (salvadadi in realtà). Pesca quindi 6 carte dall’apposito mazzo, ne sceglie tre e scarta le altre. I dadi riportano sulle facce le 5 azioni possibili nel gioco e una faccia bianca (da evitare, ovviamente).

Ogni turno è diviso in quattro fasi, e la prima è certamente quella più memorabile e “distintiva” del gioco.

L'inizio di una partita a due giocatori

L’inizio di una partita a due giocatori

I giocatori devono infatti tirare i dadi e ritirarli, con tutta la velocità di cui sono capaci, mettendo sul maialino quelli che mostrano risultati graditi, cioè azioni utili in base alla strategia del giocatore. Non appena tutti i dadi sono sul maialino i giocatori possono afferrare uno dei 4 cartoncini presenti al centro del tavolo, che conferiscono un bonus di sporcizia al giocatore più veloce, un malus al terzo e un malus ancora maggiore al quarto.

Ma accaparrarsi i primi cartoncini conferisce un ulteriore, importante vantaggio: la possibilità di scegliere per primi tra le giostre e i “baracchini” disponibili (parleremo di questi tra poco), potenzialmente sottraendo agli avversari quelle migliori.

Perchè finisco sempre per ultimo? PERCHE'?

Perchè finisco sempre per ultimo? PERCHE’?

Questa prima fase è terribilmente divertente per i bambini, e terribilmente frustrante per i vecchietti come me!!! (Scherzo!). Cioè, io tiro i dadi, ci penso un momento, cerco di fare in fretta, li ritiro e mio figlio dice “fatto”. E mi frega il segnalino. Penso “ha preso le prime cose che gli capitavano”. Certo. Ho perso le prime due partite… non dico altro. La maggior parte delle volte è più veloce di me, e non fa scelte affatto stupide… poi a volte si fa prendere dalla fretta, ma caspita, questo sì che è un gioco intelligente ed educativo. Insegna (anche ai grandi, mica solo i piccini) l’importanza del giusto bilanciamento tra sacrificio (a volte meglio un dado subottimo che beccare la penalità!) e ricerca del miglior risultato; e soprattutto che se si ha troppa fretta finisce male, a volte anche con un turno interamente sprecato.

Ok, ora avete i vostri dadi e il vostro bonus o penalità di sporcizia: i giocatori ci sommano 1 punto sporcizia per ogni dado usato per costruire (come indicato da un simbolino sulle facce affette dal malus), più un ulteriore punto di sporcizia per ogni visitatore già nel proprio parco, e prendono segnalini sporcizia in numero corrispondente. Questa parte del turno è detta “fase sporcizia”.

Ed ecco il lunapark in costruzione...

Ed ecco il lunapark in costruzione…

Nella terza fase i giocatori, in ordine di cartoncino ottenuto nella fase 1, eseguiranno le azioni indicate dai dadi: costruire una o più giostre, provare ad attrarre visitatori, costruire un baracchino (piccoli edifici che conferiscono 5 diversi tipi di bonus), rimuovere sporcizia, o giocare una carta dalla propria mano. Inoltre si possono usare fino a due dadi per espandere il terreno edificabile, per così dire “sacrificandoli”.

Le carte permettono di ottenere specifici premi in denaro in base al numero di “qualcosa” conteggiato nel momento in cui le si gioca, sfruttando il dado corrispondente. Numero di visitatori rossi, numero di giostre di diverso colore, numero di risultati di un certo tipo sui dadi, e così via. La necessità di leggere e capire le carte è forse l’unico elemento che rende il gioco consigliabile a bambini di almeno 7 anni; mio figlio non ha avuto problemi a capirle e interpretarle senza aiuti.

I visitatori sono pescati dal sacchetto di velluto nero: questo contiene all’inizio 1 visitatore per ognuno dei 6 colori. I giocatori prima mettono nel sacchetto un numero supplementare di visitatori pari al numero di facce “visitatore” ottenute coi dadi, per poi pescarne a caso altrettanti. Se uno o più dei visitatori pescati sono di un colore per il quale abbiamo posti disponibili sulle giostre costruite, potremo posizionarli lì fino a fine partita, guadagnandone ogni turno i relativi profitti nella fase 4; gli altri sono scartati, lasciando sempre 6 segnalini (ma di colori mutevoli! potreste tentare di ricordarveli…) nel sacchetto.

Carte - player aids

Carte – player aids

Il bilanciamento di queste azioni e la strategia che sottendono sono sottili. Da una parte è semplice (anche per un bambino) valutare che sia necessario prima costruire giostre e poi attrarre visitatori, anche perché ogni giostra ne può contenere un numero limitato, da uno a tre; ma le regole di piazzamento di giostre e baracchini, i diversi tipi di bonus, che sono migliori o peggiori a seconda anche del modo di giocare (ad esempio alcuni sono particolarmente utili ai giocatori più lenti), la necessità di sfruttare al meglio e al momento giusto le carte, la scelta del colore delle giostre da costruire e dei colori dei visitatori da mettere nel sacchetto, sono tutti elementi difficili da padroneggiare a fondo, e in grado di solleticare l’interesse dei più grandi senza peraltro penalizzare i più piccoli in modo troppo determinante, essendo essi avvantaggiati dal maggiore intuito e dalla rapidità nella fase 1.

Insomma, “easy to learn, difficult to master”, dicono gli inglesi: in genere una buona ricetta per i giochi, e soprattutto per i giochi per famiglie.

Nella quarta e ultima fase i giocatori ricevono tre denari per ogni visitatore nel parco, e pescano nuove carte per sostituire quelle usate (un buon motivo per usarle, questo, visto che permette di pescare sempre nuovi obbiettivi).

Dopo sei turni ogni giocatore conteggia i proventi e la sporcizia, e paga la multa; chi resta con più soldi è il vincitore supremo! Però Massimo mi dai la rivincita, ok?

Conclusioni

E' l'ora della multaaaa!

E’ l’ora della multaaaa!

Ammetto che Steam Park mi è piaciuto, e parecchio. Il manuale è condito del tipico humor di casa Cranio, e dispone nello stato d’animo giusto per godersi questo titolo: divertirsi prima di tutto.

Una partita dura una trentina di minuti se si è in due, per arrivare a un’oretta in quattro, anche a seconda dei tempi che si concedono i giocatori per “fare strategia”. Non ci si annoia, al tavolo di Steam Park: ci si arrabbia coi dadi avversi e con la fortuna degli avversari (ma per ridere); si pianifica, si ragiona, si gioca nel pieno senso della parola, senza dover consultare mille volte le regole ma sempre con la sensazione che la propria strategia sia perfettibile. Questo perché la “funzione obbiettivo”, ovvero “massimizzare gli introiti”, è solo apparentemente semplice, e ci si trova a fare i conti con qualcosa che è un interessante ibrido tra un “Euro Game” e un “Family Game”: da una parte logica e “calcolo”, dall’altra intuito, scommessa e divertimento. Un’occasione per grandi e piccini di giocare insieme che ammicca anche ai principianti, ma che non esclude nel contempo un gioco più maturo adatto anche a palati più fini e a boardgamers più esigenti.

Cercate di vederlo meno possibile, questo!

Cercate di vederlo meno possibile, questo!

La qualità della produzione è senza compromessi; la scalabilità della difficoltà garantita da una regola opzionale proposta nel regolamento (in sostanza una grossa semplificazione inerente i baracchini) e dalla semplice applicazione di qualche eventuale house rule per favorire i più piccoli.

La longevità, in un gioco di questo genere, è raramente un punto di forza, e Steam Park non fa eccezione: il gioco in sé non prevede scenari o particolari varianti. Non è il gioco a cui giocare 10 partite di seguito, per capirci, ma piuttosto quel tipo di gioco che viene voglia di ritirare fuori dall’armadio abbastanza di sovente per “una bella partitina”.

Steam Park è disponibile al pubblico ad un prezzo che si aggira intorno ai 35€: soldi ben spesi, secondo me.

Si ringrazia la Cranio Creations per la review copy messa a disposizione per la recensione.

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Luca, “the Engineer’s Speech “

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