Da qualche giorno è assurto agli onori della cronaca il venticinquenne Federico B. (1), giovane e talentuoso giocatore di poker che ha conquistato il tavolo finale del torneo più importante del circuito WSOP (World Series of Poker).

Un'immagine scattata durante il torneo: come potete notare, non ci sono soldi sul tavolo e la tensione è palpabile.

Un’immagine scattata durante un torneo “sportivo”: la tensione è palpabile. L’unica differenza con la versione dei casinò è che le fiches non hanno valore.

Il traguardo da lui raggiunto è prestigioso e importante, perché i partecipanti sono innumerevoli, provengono da tutto il mondo e sono tutti agguerritissimi: ci uniamo, quindi, volentieri al coro di complimenti per lo storico risultato ottenuto (è il secondo italiano della storia ad accedere alla finale).

Il Texas hold’em è un gioco d’azzardo legato in modo relativo alla fortuna: per vincere, servono anche capacità di calcolo e di analisi delle probabilità e quel pizzico di faccia tosta, madre di ogni “bluff” che si rispetti.

Riteniamo, quindi, valutabile – per quanto discutibile – la proposta d’inserire il poker tra le discipline dimostrative per le Olimpiadi (2). Per quanto riguarda la recente edizione londinese del 2012, a perorare tale proposta fu, però, CircusCasino.com, sussidiaria del gruppo inglese Mansion, gestore di un noto portale di gioco online che con lo spirito olimpico (“L’importante è partecipare”) ci azzecca ben poco.

Questa pericolosa commistione tra gioco competitivo (di cui lo sport è una prestigiosa sottocategoria) e gioco d’azzardo la ritroviamo anche in molti articoli che celebrano i suddetti meriti sportivi.

Nonostante sia formalmente corretto definire “sportivi” tali risultati, perché ottenuti giocando con fiches senza alcun valore economico, appare quantomeno inappropriato citare quali possibili palestre di allenamento per le competizioni sia il cash game (variante in cui si usa il denaro vero) che il poker online. A tal proposito, ci sembra emblematica la risposta che lo stesso Federico B. fornisce all’intervistatore della Gazzetta dello Sport: “Il cash game è sempre stato il mio main game, ho sempre studiato moltissimo questa disciplina(3).

Un esempio di cash game online: le cifre indicate hanno ben poco di sportivo e tantomeno sembra una "innocente" forma di allenamento.

Un esempio di cash game online: viene ribaltato il concetto di sport. Per “allenarsi” si spendono soldi veri, in modo tale da prepararsi per una competizione ludica.

In questo modo, da un lato si rende labile il confine tra “azzardo” e “sport”, dall’altro i siti specializzati iniziano a proporre sempre più spesso il cosiddetto “poker rapido” (4), senza attese tra una partita e l’altra.

Ecco quindi servito il più pericoloso dei cocktail: da una parte c’è l’autoassoluzione che suggerisce il concetto di “fare sport”, dall’altra la velocità di reiterazione che, a detta degli esperti, è una delle principali cause della compulsione.

Un’altra testimonianza della strana convivenza tra sport, gioco e azzardo la troviamo nella storia personale di un altro finalista europeo. Il belga Pierre Neuville (5) fu in gioventù un game designer, noto anche per aver ideato negli anni Settanta il gioco da tavolo “Eddy Merckx”, dedicato alle imprese del ciclista suo connazionale.

L'altro finalista europeo: il belga Pierre Neuville.

L’altro finalista europeo: il belga Pierre Neuville.

Egli fondò la casa editrice City Toys, che venne poi acquisita – dopo circa un decennio – da Hasbro. Il colosso americano decise, inoltre, di nominare Neuville vice-presidente per la divisione europea della compagnia, ma – conoscendo la sua passione per il poker e giudicandola dannosa per l’immagine della multinazionale – gli impose di non giocare e, soprattutto, di non accedere ad alcuno casinò o torneo, pena il licenziamento (6).

In pochi ricorderanno il vecchio gioco da tavolo Eddy Merckx...

In pochi ricorderanno il vecchio gioco da tavolo Eddy Merckx…

Dopo la pensione, libero da quell’accordo, Neuville ha iniziato a dedicarsi con successo alla sua vecchia passione e ha guadagnato un posto allo stesso tavolo di Federico B., per contendersi la vittoria finale nella prestigiosa competizione. Ciò che per trent’anni è stato ritenuto lesivo per l’immagine del più importante produttore di giochi al mondo è improvvisamente diventato un rispettabile titolo sportivo: la differenza sta ovviamente nell’utilizzo di fiches senza valore, ma siamo proprio certi che questo messaggio venga trasmesso in modo chiaro e trasparente?

La sovrapposizione dei due piani di comunicazione è molto pericolosa, perché quella che afferisce alle competizioni ludico-sportive è dominata dall’esaltazione sistematica del risultato (“Vinca il migliore”), mentre la divulgazione di argomenti inerenti l’azzardo deve tutelare anche i soggetti più deboli, ovvero chi perde di più.

Da qualche anno ci siamo, invece, abituati a convivere – anche nell’ambito del gioco d’azzardo e del gioco pubblico – con messaggi che esaltano sistematicamente e unicamente il singolo individuo che vince, mentre viene completamente ignorata la moltitudine di perdenti.

A nostro avviso, sarebbe importante che la storia del giovanissimo Mario Castaldi (7), suicida a soli 19 anni per aver dilapidato al poker i pochi risparmi di famiglia, avesse avuto in questi due anni la stessa risonanza mediatica delle imprese dei giocatori di poker online di successo.

Uno dei tanti fogli affissi in una ricevitoria "vincente".

Uno dei tanti fogli affissi in una ricevitoria “vincente”.

Per le stesse ragioni, vorremmo inoltre che fosse fatto esplicito divieto alle rivendite autorizzate di esporre cartelli come

con titoli così, Inevitabile lo stimolo all'emulazione.

Con titoli così, è inevitabile lo stimolo all’emulazione.

Vinti 5 milioni di euro” o che fosse fatto obbligo ai giornali di pubblicare, insieme ai fortunati vincitori delle lotterie nazionali, il rapporto complessivo tra le cifre versate e quelle pagate in premi. Ad esempio, per vincere i sopraccitati 5 milioni è stato necessario che quasi 400.000 persone (una città grande più o meno quanto Bologna) acquistassero un “gratta e vinci” da 20 euro senza riscuotere assolutamente nulla.

Il disegno di legge presentato recentemente in senato (il cosiddetto DDL Mirabelli) va nella giusta direzione (8), proponendo il divieto di ogni forma di pubblicità per il gioco d’azzardo, equiparando la materia a quella dei derivati del tabacco e, parzialmente, a quella degli alcolici. Non solo auspichiamo che questa legge venga approvata al più presto, ma anche che questa diventi un’opportunità per sensibilizzare tutti gli altri attori coinvolti, affinché facciano la loro parte per favorire una fruizione del gioco misurata, responsabile e, soprattutto, consapevole.

 

(1) “Butteroni entra nella storia del poker mondiale” dal quotidiano La Gazzetta dello Sport.

(2) “Poker as an Olympic Sport?” dal sito PokerWorks.

(3) “WSOP, l’eroe Butteroni” dal quotidiano La Gazzetta dello Sport.

(4) “Poker rapido: su GDpoker il cash game senza attese” dal sito AssoPoker.

(5) Biografia di Pierre Neuville da Wikipedia.

(6) “Pierre Neuville lives post-retirement poker dreams to the fullest” dal sito Bluff.

(7) “Suicida a 19 anni per i debiti del poker” dal quotidiano La Stampa.

(8) “Senato: al via iter DDL riordino giochi” dal sito GiocoNews.

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