SINTESI
Pro: Esplorazione della plancia necessaria che evita di fossilizzarsi in alcune zone. Ruoli nascosti e sistemi di punteggio che permettono di innescare il termine della partita “improvvisa” per gli avversari.
Contro: scelte ergonomiche e di produzione di alcuni componenti. Sistema di deck building un po’ lento. L’azione dei portali è molto limitante.
Consigliato a: i fan di Cthulhu e Co. in cerca di un gioco a ruoli nascosti sfidante e che si allontana dai classici American che saturano questa ambientazione.
| Realizzazione | |
| Giocabilità | |
| Divertimento | |
| Longevità | |
| Prezzo |
Idoneità al solitario:
buona
Incidenza della fortuna:
buona
Idoneità ai Neofiti:
bassa
Autore:
Travis R. Chance, Martin Wallace
Grafica ed illustrazioni:
Anders Finér
Anno:
2025
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INTRODUZIONE
Cthulhu sta tornando, alcuni cultisti si celano tra noi e il mondo è sull’orlo della rovina. Cthulhu: Dark Providence ci attende, ci piegheremo al culto o lo contrasteremo?
Cthulhu: Dark Providence è un gioco per 1-5 giocatori che basa il suo gameplay su un insieme di meccaniche differenti, le principali sono: deck building, controllo, maggioranze e ruoli segreti. L’edizione italiana è a cura di Asmodee Italia.
Siete pronti a fermare i grandi antichi? …o magari ad evocarli?
COMPONENTI

I componenti di Cthulhu: Dark Providence.
La scatola di Cthulhu: Dark Providence è sicuramente ricca di componenti. Forse troppi… Incappiamo, infatti, in quello che secondo noi è la più grande pecca di questo gioco: la presenza delle cornici di supporto degli agenti come elementi di gioco.
Sorvolando sul fatto che con un minimo di criterio la scatola sarebbe stata la metà, riteniamo che queste scelte produttive siano totalmente no sense e che peggiorino decisamente l’ergonomia e la praticità del gioco.
Per chiarire fin da subito: la qualità in sé dei componenti è buona, in classico standard CMON. Il problema è unicamente la scelta di inserire dei supporti in cartone come sostegno alternativo, e probabilmente nelle idee della produzione originale, che però occupano metà scatola, si smontano di continuo e sono davvero poco pratici da utilizzare durante il gioco …oltre ad essere quantomeno discutibili a livello estetico.

Una scelta totalmente inspiegabile… in foto potete osservare il supporto tanto criticato: poco ergonomico da spostare sulla plancia di gioco, con il segnalino su di esso spesso propenso a cadere negli spostamenti e con il supporto stesso che si smonta continuamente.
Fa specie poi vedere che per il singolo standee di Cthulhu abbiano optato per il classico supporto in plastica, scelta che sarebbe stata molto apprezzata se estesa a tutto il gioco: magari utilizzando basette colorate per identificare gli agenti dei giocatori e un token in più per segnalare gli agenti che diventano redivivi (una situazione di gioco integrata con i token degli agenti double face).
Questa scelta a nostro parere è davvero scellerata, specie pensando all’esperienza delle case editrici coinvolte nel progetto. Purtroppo a nostro dire intacca notevolmente l’esperienza di gioco, facendo calare inevitabilmente a picco il nostro voto dedicato alla produzione del gioco.
L’arte di Cthulhu: Dark Providence
La cura al reparto artistico e alle illustrazioni, quantomeno, non delude, confermandosi sugli standard delle altre produzioni CMON. Le illustrazioni sono belle, piene di dettagli e in grado di trasmettere perfettamente l’ambientazione ai giocatori.
LE ORIGINI DEL CULTO: IL SETUP DI CTHULHU DARK PROVIDENCE

il setup di Cthulhu: Dark Providence
La preparazione di Cthulhu: Dark Providence risulta un po’ macchinosa, principalmente a causa dei tanti componenti, della suddivisione delle carte nelle varie città sul tabellone di gioco e, come potrete immaginare dal discorso fatto poco fa, dalla presenza dei supporti per gli investigatori, chiamati “cornici”.
Vi avvertiamo inoltre che lo spazio richiesto al tavolo è considerevole: la plancia principale è mediamente ingombrante, ma a fianco ad essa viene posta un’ulteriore plancia, per il punteggio e alcuni mazzi di carte, comprese quelle degli antichi (dal formato più grande) con tre di esse rivelate. In aggiunta ad esse dovrete considerare lo spazio per la plancetta e i componenti personali.

La fase più importante di tutto il setup rimane comunque la distribuzione dei ruoli segreti, che vengono pescati dai giocatori tra un pool di ruoli pari al numero di partecipanti più uno, in modo che nessuno abbia la certezza matematica dei ruoli in gioco. I ruoli possibili sono: Investigatore, Cultista e Dissidente. I Dissidenti sono ex Cultisti o Investigatori che hanno cambiato fazione e che quindi in un qualche modo rimangono legati ad entrambe le fazioni principali.
INFLUENZARE LE SORTI DEL MONDO: COME SI GIOCA A CTHULHU DARK PROVIDENCE
In una partita a Cthulhu: Dark Providence i giocatori si alterneranno in turni fino al raggiungimento di una delle condizioni di fine partita.
Durante il proprio turno il giocatore attivo deve effettuare due azioni, utilizzando le carte nella propria mano come risorsa. Ogni carta infatti può essere utilizzata o per il testo scritto su di essa, che può fornire alle volte un’azione gratuita o richiedere l’utilizzo di una delle due azioni principali, o una delle risorse riportate nella parte in alto a sinistra della carta.
Quando si utilizzano le carte per le risorse si possono utilizzare contemporaneamente più carte che riportano la stessa icona, ma si prende in considerazione sempre e solo una tipologia di icona per singola azione.

Le carte sono il motore di Cthulhu: Dark Providence, il gameplay stesso gira principalmente su ottenerne di nuove dalla plancia per ampliare il proprio mazzo di gioco. Alla fine del proprio turno si pescano carte dal mazzo fino a ripristinare una mano di 5 carte.
Riassumendo le azioni brevemente, abbiamo azioni dedicate alla distribuzione di cubetti influenza sulla plancia di gioco, al recupero di quelli spesi o ad acquistarne di nuovi da una riserva. Queste insieme all’azione di movimento e di riscatto delle carte o città influenzate sono le azioni che utilizzerete con più frequenza.
Le altre azioni possibili riguardano essenzialmente la possibilità di aprire o chiudere i portali, di modificare i tracciati del Rituale e dell’Indagine e di assassinare gli agenti avversari.
IL CUORE DI CTHULHU DARK PROVIDENCE
Lo scopo del gioco è cercare di diffondere la propria influenza sul terreno di gioco per riscattare nuove carte o prendere il controllo delle città.
Come prima azione di ogni turno, infatti, il giocatore attivo ha la possibilità di riscattare un elemento di gioco dove ha la maggioranza di cubetti influenza. Se si tratta di una carta l’aggiunge alla propria pila degli scarti, che poi rimescolerà nel mazzo di pesca, se si tratta, invece, di una città, ne prende il controllo, ottenendone la carta e i relativi punti vittoria.
Occorre però prestare attenzione perché un altro giocatore potrebbe in futuro influenzare e riscattare la città sotto il nostro controllo, facendoci perdere la carta e i punti ottenuti grazie ad essa.

Con lo stesso meccanismo basato sull’influenza è possibile reclamare anche le carte Mito, che vengono posizionate nella propria area personale e garantiscono poteri unici e continui fino al resto della partita.
L’altra grande fonte di punteggio è l’apertura o chiusura dei portali. In questo caso occorre giocare la carta raffigurante il portale da voler aprire o chiudere e pareggiare o superare con il valore di forza (simbolo del pugno blu) il valore del portale. In questo caso non si guadagna nessuna carta, ma sono punti vittoria assicurati a fine partita (in base al proprio ruolo).

Aprire e chiudere i portali, come anche il riscatto di alcune carte Mito, richiede di effettuare un’estrazione per determinare se l’azione appena intrapresa ci ha condotti alla follia o no. Viene richiesto di estrarre un token da un sacchetto che può raffigurare o una condizione di sanità mentale o di follia. Se un giocatore pesca il suo terzo segnalino follia allora impazzisce ed è costretto a rivelare il proprio ruolo, rischiando di innescare la fine della partita.
LA FINE DEL CULTO
Come anticipato, la partita termina al raggiungimento di una delle condizioni di fine partita che sono la morte o totale follia di un Investigatore o Dissidente, il raggiungimento della fine di uno dei due tracciati, Rituale o Indagine, o se uno dei giocatori raggiunge una determinata soglia di punteggio (determinata in base al numero di giocatori) e sceglie di rivelare il proprio ruolo.
I PREGI DI CTHULHU: DARK PROVIDENCE
Cthulhu: Dark Providence è un gioco sicuramente intrigante, profondo ed accattivante ma con qualche difetto che, purtroppo, ne intacca il grande potenziale.
Partiamo col parlare dell’ambientazione: indubbiamente l’aspetto centrale del gioco, ben sviluppata e coinvolgente. Un grande merito di questo titolo, inoltre, è che riesce a distaccarsi parecchio dalle tipologie di gioco che solitamente sfruttano l’ambientazione di Cthulhu e compagni.
L’unione delle meccaniche di controllo e deck building funziona bene e risulta parecchio coinvolgente: la struttura del gioco ci obbliga a fare delle scelte sulle carte su cui investire influenza e su quelle da “lasciare” agli avversari. Inoltre, abbiamo apprezzato particolarmente che l’azione di riscatto si possa svolgere solo come prima azione, impedendo a un giocatore di ottenere la maggioranza e conquistare una carta nel giro di un singolo turno, e quindi lasciando sempre agli avversari la possibilità di intromettersi.

L’interazione varia molto in base al tipo di giocatori. Cthulhu: Dark Providence, infatti rimane aperto sia a un approccio più competitivo, dove i giocatori competono fortemente per gli stessi obiettivi, che a un approccio più leggero dove ogni giocatore cura principalmente la propria strategia. In merito, secondo il nostro parere, questo gioco risulta molto più apprezzabile se giocato almeno in 3 o 4. In due giocatori l’esperienza di gioco rimane piacevole, ma si perde forse troppo l’interazione: la mappa rimane la stessa e risulta troppo grande, lasciando ogni giocatore libero di agire quasi totalmente indisturbato grazie all’ampia scelta di carte.
Un’altra meccanica di Cthulhu: Dark Providence che abbiamo particolarmente apprezzato è la possibilità di rivelare il proprio ruolo per innescare la fine della partita. Se un giocatore, secondo i suoi calcoli, riesce a raggiungere il punteggio minimo di innesco di fine partita può usare una delle sue azioni per fare ciò. Questa scelta risulta estremamente vincente, garantendo un’attenzione costante al tavolo rispetto al proprio gioco e a quello degli avversari, oltre ad inserire una variabile di fine partita totalmente a discrezione dei giocatori, che potrebbe rivelarsi anche estremamente tattica nell’economia dei punteggi.
UN GRANDE POTENZIALE NON SFRUTTATO A PIENO
La fortuna di per sé non sarebbe estremamente impattante, infatti la pesca delle carte dal mazzo di gioco non è particolarmente aleatoria grazie alle carte con varie icone, e quindi varie possibilità di azioni. Ciò che diventa frustrante, invece, secondo noi è la scelta di introdurre un singolo simbolo per aprire i portali e uno differente per chiuderli. Questa scelta vincola i giocatori a trovare determinate carte, mal distribuite nel pool totale, contribuendo all’aumento della percezione della fortuna. Visto anche l’interesse differente rispetto a questa azione in base al ruolo posseduto, la scelta di inserire due icone diverse ci pare inutilmente complicata… sarebbe stato meglio semplificare il tutto inserendo una singola icona di interazione con il portale, lasciando poi ai giocatori la scelta di utilizzarla in base ai propri scopi.

Il sistema di deck building risulta un po’ lento, non tanto nell’acquisizione di nuove carte bensì nella possibilità di smaltire quelle iniziali che rallentano il mazzo di gioco. Questo fattore non intacca particolarmente la giocabilità di Cthulhu: Dark Providence, ma per alcuni giocatori potrebbe risultare poco in linea con le strutture classiche dei giochi che sfruttano questa meccanica.
Non volendo inserire ulteriormente il dito nella piaga riguardo ai componenti poco ergonomici, già ampiamente criticati, l’altro aspetto di Cthulhu: Dark Providence che non ci ha convinto a pieno è la regola che annulla l’assassinio dell’agente principale di un giocatore che si rivela poi essere un cultista. Infatti, se ciò si verifica occorre annullare l’assassinio, in quanto non lecito, e quindi far finta che non sia accaduto…
Questa regola a nostro parere è assurda per un gioco da tavolo, e lascia pensare che i produttori non si siano voluti sforzare per colmare un eventuale problema del gioco. In realtà potremmo anche comprendere che se il giocatore risulta essere un cultista esso non muoia per evitare di far terminare il gioco, del resto è intriso dei poteri di un grande antico… ma addirittura arrivare ad annullare l’azione sa tanto di bambino che dice “no, perché il gioco è mio!”… serviva sforzarsi maggiormente e trovare una conseguenza sensata in gioco piuttosto che creare un “muro invisibile” in pieno stile videogiochi che ti bloccano la via.
Ci rendiamo conto di aver sollevato diverse critiche a Cthulhu: Dark Providence, il fatto è che nel complesso offre davvero una bella esperienza di gioco, macchiata però da alcune scelte facilmente migliorabili con un minimo di attenzione in più…

La scatola di Cthulhu: Dark Providence.
In Conclusione, Cthulhu: Dark Providence è un gioco che nel complesso ci è piaciuto e che saprà regalare ai fan del genere un’esperienza ludica sicuramente differente da quelle degli altri titoli a tema Cthulhu. Peccato per alcuni difetti che ne intaccano il potenziale, con un minimo di cura in più poteva risultare un gioco ottimo.
La follia inizia a farsi largo nella tua mente, cederai o la combatterai?
Colonna sonora:
Fortunatamente Youtube è pieno di playlist a tema Cthulhu: scegliete tranquillamente quella che più vi ispira: a prescindere sarà perfetta per accompagnare le vostre giocate a Cthulhu: Dark Providence.
Si ringrazia Asmodee Italia per la review copy di Cthulhu: Dark Providence gentilmente fornita per questa recensione.
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