SINTESI
Pro: rigore storico e documentale encomiabile, capacità di restituire dramma e umanità senza mai scivolare nella retorica.
Contro: non adatto a chi cerca leggerezza; il concetto stesso di “vittoria” va reinterpretato da zero.
Consigliato a: chi cerca un librogame maturo capace di lasciare il segno, un’esperienza emotivamente impegnativa.
| Realizzazione | |
| Giocabilità | |
| Divertimento | |
| Longevità | |
| Prezzo |
Tipologia:
librogame
Incidenza della fortuna:
assente
Idoneità ai Neofiti:
elevata
Autore:
Manuele Giuliano
Grafica ed illustrazioni:
nessuna illustrazione interna
Anno:
2025
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INTRODUZIONE
“Un altro passo… un altro ancora, nella neve.”
Ci sono librogame che si affrontano per divertirsi e ce ne sono altri che si affrontano per imparare. Un Altro Passo nella Neve appartiene senza dubbio alla seconda categoria e lo dichiara fin dal titolo: un passo, poi un altro, poi un altro ancora, fino a quando le gambe reggono.
L’autore è Manuele Giuliano, già recensito su questo sito con il suo “Il Leone Bianco d’Acqua” e con “Amì, la picciona viaggiatrice”, primo posto ai “Corti in Gioco” nel 2022, bis l’anno successivo con i “Corti di Librogame’s Land”. Da lì, la strada verso un’opera di questo respiro era forse inevitabile. L’editore è Ingenioso Hidalgo, fondata da Paolo Mori. Un Altro Passo nella Neve inaugura il catalogo della casa editrice insieme a Battlefields of the Napoleonic Wars, firmato dallo stesso Mori: un debutto non indifferente.
Non è il classico librogame fantasy a cui siamo abituati su queste pagine. Non ci sono elfi, orchi, né eroi predestinati con la spada già affilata dal destino. Qui vestiamo i panni di Umberto Costanzi, alpino di Saluzzo, ventun anni, mulattiere della Quarta Divisione Cuneense, spedito nell’inverno tra il 1942 e il 1943 a combattere una guerra che non capisce fino in fondo, in un luogo dove il termometro sfiora i quaranta gradi sotto zero. La sua storia si intreccia e si unisce con le storie di molti altri alpini travolti dalla controffensiva dell’Armata Rossa: alcuni torneranno a casa, altri torneranno solo nel corpo, altri ancora resteranno per sempre nella steppa.
Giuliano ha costruito questa storia su una base documentale solidissima, dichiarata con onestà in bibliografia e ringraziamenti: Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern e Centomila gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi ne sono i capisaldi insieme a testimonianze dirette di reduci, raccolte con pazienza. Non si tratta di un semplice omaggio: le atmosfere di quei libri si respirano, vengono vissute e interpretate, non fotocopiate. Il risultato ha già raccolto il Premio della Critica di Librogame’s Land a Lucca Comics & Games e non è difficile capire perché.
MATERIALI DI GIOCO
Il volume si presenta in un formato brossura tascabile, 224 pagine e 385 paragrafi. Nessuna illustrazione interna: qui probabilmente sarebbero state anche di troppo, eppure il volume possiede una cura editoriale che si nota a colpo d’occhio. Angoli arrotondati, texture leggera sulla copertina, curato in ogni dettaglio, completato da due fogli di matricola separati che riproducono la tessera militare del protagonista.
Il regolamento occupa una singola pagina, fronte e retro: minimale, diretto, senza tabelle di caratteristiche da consultare né dadi da lanciare. Serviranno solo una matita e un po’ di attenzione. La scheda personaggio, come accennato, imita graficamente un documento militare ed è lì che andremo ad annotare condizioni, oggetti recuperati e le parole chiave che il testo ci chiederà di ricordare più avanti nell’avventura.

La scheda del giocatore
MECCANICA DI GIOCO
Qui la scelta di design più significativa è anche la più radicale per il genere: nessun tipo di casualità. Tutto è affidato alle decisioni del lettore, in una struttura a bivi che privilegia la gestione delle risorse. Il sistema tiene traccia di alcune condizioni che si accumulano nel tempo (fame, freddo, ferite, stress…) e che vanno gestite con cura, perché se la loro somma supera 4 si perderà la partita. Il congelamento è forse la minaccia più insidiosa e subdola, capace di ribaltare in un attimo una situazione che sembrava sotto controllo.
L‘inventario è limitato e concreto: sigarette e liquori diventano la vera valuta di scambio tra commilitoni, un piccolo dettaglio ma di grande efficacia storica. Il diario, tenuto dal protagonista, raccoglie annotazioni speciali che riecheggiano le lettere dal fronte così diffuse nella memorialistica di quel periodo. Interessante la meccanica delle Decisioni Fulminee: scelte da prendere rapidamente, senza il tempo di rifletterci troppo, che simulano bene la concitazione delle situazioni più pericolose.
Chi preferisce un’esperienza meno punitiva può ricorrere ai Checkpoint opzionali, presentati come lettere spedite a casa: un modo elegante per salvare i progressi, anche se inevitabilmente riduce un po’ la tensione narrativa per chi li utilizza. Si tratta di annotare in un foglio a parte la propria scheda, per poter poi recuperarla e tentare nuovamente di affrontare il freddo della steppa ripartendo dal salvataggio.

La scheda per i checkpoint
COMMENTO
Il viaggio, il mulo, i compagni con cui si tenta di sopravvivere insieme: tutto concorre a costruire un’esperienza che assomiglia più a una simulazione di sopravvivenza che a un’avventura nel senso classico del termine. Gli obiettivi dichiarati sono soltanto due: sopravvivere e restare fedeli a se stessi.
Bisogna dirlo con chiarezza: Un Altro Passo nella Neve non è un librogame come gli altri, e non può essere giudicato con gli stessi metri. Non ci sono mostri da sconfiggere né tesori da conquistare: c’è la storia dei nostri nonni e dei nostri bisnonni, di ragazzi mandati a combattere in un luogo che non li riguardava, il cui unico, autentico eroismo è stato fare un altro passo nella neve, e poi un altro ancora.
La scrittura di Giuliano è di un livello che raramente si incontra nel genere: asciutta quando serve, lirica quando può permetterselo, mai compiaciuta. Il rispetto per le fonti non scade mai nella citazione sterile: si sente il lavoro di ricerca, ma soprattutto si sente la volontà di restituire dignità a chi quella storia l’ha vissuta sul serio.
Sulla difficoltà e sulla vittoria c’è da aprire una parentesi: in un’opera pensata per essere vissuta più che vinta, l’esperienza può essere durissima, quasi punitiva, proprio per restituire la spietatezza reale di quella ritirata. Il gioco non punisce per il gusto di farlo, ma non fa nemmeno sconti, e ognuno dei sette epiloghi disponibili, compresi quelli più amari, merita di essere letto fino in fondo, perché potrebbe benissimo rappresentare la fine della vita di un nostro parente.
La rigiocabilità è sorprendentemente alta per un’opera di questo tipo e deriva dalle combinazioni di scelte, oggetti e parole chiave: sono numerose e ogni nuova run rivela sfumature che la precedente non aveva mostrato. Ho fatto non so quante partite senza mai stancarmi e senza incappare in refusi o incongruenze.
Va detto anche che il libro ha già collezionato riconoscimenti importanti, dal Premio della Critica di Librogame’s Land assegnato a Lucca Comics & Games ad un posto tra i migliori titoli dell’anno secondo diverse testate di settore.
Non è un libro per tutti i momenti, né per tutti i lettori: chi cerca leggerezza farà bene a cercarla altrove. Ma per chi è pronto ad affrontarlo, Un Altro Passo nella Neve è un’esperienza che resta addosso a lungo dopo aver chiuso l’ultima pagina, qualunque essa sia. Prendete la matita, tenete d’occhio il freddo, e provate a fare un altro passo.
Poi un altro.
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