Ogni anno, circa a metà Gennaio, l’associazione ludica dei Giocatori in Scatola – Tana dei Goblin di Vittorio Veneto organizza Essen Acappella, un weekend con format di convention ludica per giocare le novità dell’anno appena trascorso. Nonostante il nome, l’evento non è limitato ai giochi usciti ad Essen ma a tutta la produzione ludica dell’anno, tenendo conto della scheda su BGG.  Non si tratta di un evento divulgativo per il pubblico, ma una convention per giocatori a numero chiuso nello spirito della condivisione dei giochi che ognuno decide di portare (un po’ come il sabato di Ludica). La seconda parte del nome deriva dalla sala del Centro Sociale di Cappella Maggiore, luogo del raduno. Ho partecipato molto volentieri a questo evento e mi accingo ad elencare tutti i giochi che sono riuscito a provare.

Through the Ages

No, non è uscita nessuna nuova edizione del gioco di cui non siate a conoscenza. Io sono arrivato a Vittorio Veneto il venerdì sera e, visto che l’evento sarebbe iniziato solo il mattino seguente, ne ho approfittato per rompere subito la regola dei “giochi del 2025” intavolando uno dei miei preferiti di sempre al quale, purtroppo, riesco a dedicare pochissime partite all’anno dal vivo. In questa occasione, complice la presenza di Alberto “Korn” (presidente della Tana locale e, soprattutto, autore della guida strategica per la Tana dei Goblin), ci siamo dati battaglia nell’ennesima sfida. Dopo aver subito numerose sconfitte, riesco finalmente a vincere mantenendo Shakespeare vivo fino a fine era 3 e tanti edifici urbani utili per il colpo di grazia inferto dalla costruzione di Hollywood. Through the Ages con l’espansione dei Nuovi Leader e Meraviglie era e rimane un capolavoro!

Il Signore degli Anelli: Il Destino della Compagnia

Sabato mattina, dopo aver spiegato Etherstone ed Echoes of Time, c’è spazio per uno dei cooperativi del momento: il Destino della Compagnia è l’ultima implementazione del Pandemic System nel quale, utilizzando i celebri personaggi della saga tolkeniana, dobbiamo risolvere tre carte obiettivo casuali e poi portare Frodo e Sam sul Monte Fato per distruggere l’anello. Le nuove idee costruite sulla già ottima struttura di Pandemic aumentano la durata della partita ma rendono l’esperienza molto più coinvolgente e tematica: la pressione costante sul portatore dell’anello, la soverchiante potenza militare orchesca e la minaccia sempre vigile del grande occhio sembrano poter stroncare facilmente la flebile speranza dei popoli liberi. Nonostante gli eventi nefasti e un po’ di alea, la collaborazione tra i giocatori fa la differenza, soprattutto nella combinazione tra i personaggi (ben 2 a testa), e l’avventura è tesa e tiratissima fino alla fine. Inoltre, anche a fronte di una sconfitta, il tavolo è parso molto soddisfatto della partita. Che sia davvero “Il Signore dei Pandemic”?

Ark Nova: Il Santuario degli animali

La giornata prosegue con lo spin-off del celebre Ark Nova, in cui ritroviamo la meccanica delle azioni a scorrimento e a potenza crescente che guida la costruzione di un moderno zoo. Rispetto al titolo originale, il sistema di gioco è molto più asciutto e riduce buona parte del downtime, consentendo ai giocatori di concentrarsi esclusivamente sulla propria plancia. Scompaiono le carte in favore delle tessere, le quali rappresentano sia gli animali sia i progetti, che devono essere sapientemente disposte per generare le combinazioni più efficaci nonostante il poco spazio a disposizione e i vincoli di piazzamento.  Il senso di progressione è evidente ed è certamente sfidante risolvere il puzzle che si crea ad ogni partita in base all’uscita delle tessere dato che non c’è tempo di fare tutto quel che si vorrebbe ma, per i miei gusti personali, l’ho trovato un po’ troppo solitario di gruppo: l’unico elemento di interazione è la vetrina centrale e gli obiettivi non sono preclusi a chi arriva dopo, ad eccezione di quando scatta il fine partita.

Origin Story

Nel tardo pomeriggio viene intavolato uno dei titoli che più attendevo di provare: adoro i trick taking e soprattutto mi entusiasma scoprire ogni nuova declinazione di un segmento del mondo dei giochi da tavolo che è letteralmente esploso negli ultimi anni. Origin Story ci mette nei panni di un supereroe che costruisce le proprie origini tramite 5 round di poteri folli che culmineranno con la rivelazione della propria identità. In ogni round ogni giocatore sceglie un potere tra tre pescati casualmente e ottiene una stamina, poi riceve la classica mano di carte e decide quali poteri attivare con la stamina a disposizione. Questi poteri cambiano le regole di quello che sarebbe un normalissimo trick taking must follow con una trump suit. In più c’è il discorso dell’allineamento, poiché il segnapunti ad ogni round può essere flippato sul lato eroe (e si ottiene 1 punto per ogni trick vinto) o sul lato villain che prende punti se non vince alcun trick. Graficamente e stilisticamente una bomba, ma ho trovato un po’ complicato bilanciare la scelta dei poteri rispetto alle carte in mano cercando al contempo di contrastare gli avversari. Sicuramente da riprovare!

Dobro

Chiudiamo il pomeriggio con questo semplicissimo climbing game che si svolge in 3 round. Il mazzo contiene carte numerate da 1 a 9 e qualche carta pazza con effetti speciali. Durante il proprio turno bisogna superare l’ultima carta giocata calando dalla nostra mano con una carta o una coppia di carte uguali. Il twist sta nel fatto che se si gioca esattamente lo stesso valore presente sul tavolo, tale valore raddoppia per il giocatore successivo a noi. Se non si può rispondere a quanto presente sul tavolo, si prendono tutte le carte giocate fino a quel momento come penalità e si riparte con un nuovo giro. Il round finisce quando un giocatore termina le carte in mano. Dobro è un gioco proponibile a chiunque che sembra banalissimo leggendo le regole, ma non avete idea delle risate che ha regalato al tavolo e del trash talk derivato dai continui raddoppi che si verificavano. E non ho menzionato la regola che assegna una penalità se ci si dimentica di ripescare fino al limite di mano prima che il prossimo giocatore esegua il suo turno…

Druids of Edora

Avevo sentito parlare molto bene di questo nuovo Feld e mancava giusto il quarto giocatore ad un tavolo in allestimento dopo cena. In questo gioco la componente fortuna è ridotta al minimo nonostante la presenza di tanti dadi, dato che essi vengono lanciati tutti ad inizio della partita e il loro valore rimane inalterato. Druids of Edora non prova neanche a far sentire l’ambientazione ai propri giocatori, concentrandosi invece sulla pura meccanica. Ogni giocatore ha 13 dadi che corrispondono ad altrettante azioni da svolgere in santuari sempre differenti: la particolarità è data dal fatto che i movimenti, così come il piazzamento dei dadi in base al loro valore, costano cibo e le scelte che ne conseguono non saranno mai facili. Le azioni creano delle combo tra la plancia personale, lo sfruttamento delle erbe e le tavolette degli obiettivi, mentre la corsa ai posti migliori per le maggioranze genera un’interazione di cui dobbiamo tenere conto durante i nostri tentativi di ottimizzazione. Ho apprezzato lo studio della mappa modulare prima di iniziare la partita (un po’ come accadeva in Marco Polo), anche se la scelta dei colori e la dimensione delle icone mi ha dato più di qualche problema di leggibilità.

March of the Ants: Evolved Edition

La domenica occorre partire subito forte, complice il fatto di non poter sfruttare tutta la giornata come per il sabato e quindi mi siedo ad un tavolo da 5 di March of the Ants, nella nuovissima Evolved Edition. Il gioco è rimasto sostanzialmente lo stesso di qualche anno fa, con un ribilanciamento generale delle carte e una veste grafica completamente rinnovata che aiuta non poco l’ergonomia generale. Non avevo mai provato questo titolo e mi ha piacevolmente sorpreso: non è facile proporre un’esperienza di tipo 4X in meno di due ore di gioco con 5 giocatori agguerriti che non lasciano neanche mezzo centimetro di spazio alle formiche altrui. March of the Ants è un gioco senza troppi fronzoli e molto “dritto” sui modi per fare punti, che però lascia spazio alle personalizzazioni (ottima l’idea delle carte evoluzione) e alle giocate dirompenti e necessarie per questa categoria di titoli.  Ho particolarmente gradito la possibilità di aspettare le mosse altrui dato che, accumulando e giocando carte, non si consuma il prezioso cibo utile per le azioni principali.

Hot Streak

A metà pomeriggio arriva il momento di intavolare il gioco più folle di tutto l’evento, ovvero Hot Streak: questo titolo ci vede scommettere sulla corsa di 4 goffe mascotte potendo parzialmente influenzare il loro comportamento su un orizzonte di 3 gare. Nella preparazione della corsa vengono rivelate un certo numero di carte sul tavolo che andranno a comporre il mazzo di pesca, nel quale poi ogni giocatore aggiungerà segretamente una carta dalla propria mano di 3. A quel punto, scartando le prime tre carte, verranno risolte una ad una le rimanenti in maniera automatica: esse faranno correre le mascotte, le faranno inciampare, ruotare, spostarsi lateralmente e molto spesso, finire fuori dal tracciato o venire calpestate ripetutamente dagli altri corridori. Prima di ogni gara vengono draftate due scommesse a testa sulle previsioni di piazzamento finale delle mascotte e, al termine della terza gara vince chi ha accumulato più soldi. Un gioco che richiede almeno 4 giocatori (anche se secondo me brilla in 6) sempre coinvolti, molto caotico, quasi totalmente casuale ma dannatamente divertente e rapidissimo nel suo svolgimento.

Barony: Royal Edition

Chiudo il weekend con la nuova edizione di Barony che, colpevolmente, non avevo mai provato. La Royal include la vecchia espansione con la componente magica, qualche carta per delle azioni speciali e una grafica dallo stile decisamente più moderno dell’originale. Semplicissimo da spiegare ma non altrettanto da padroneggiare: Barony è una corsa ai punti in cui non bisogna sprecare nemmeno un’azione nel ciclo che parte dalla generazione dei cavalieri e si conclude con la creazione di villaggi, torri o città. I punti si ottengono spendendo i segnalini ottenuti dalla costruzione degli edifici, ma quei segnalini possono essere saccheggiati dai nostri avversari, che non vedono l’ora di sferrare un attacco appena siamo più deboli o scoperti. Scegliere di rinforzare i nostri territori previene il saccheggio ma rallenta enormemente l’espansione verso nuove mete (e quindi nuovi segnalini) e la conformazione casuale della mappa rende la partita un puzzle nel puzzle. Barony è elegante, sfidante e un po’ “brucia cervello” sia all’inizio quando le possibilità sono tante sia quando sbagliare la mossa decisiva può costarci la partita.

 

Essen Acappella conferma la capacità organizzativa dei Giocatori in Scatola già vista a Ludica. Il contesto più ridotto e il numero chiuso consentono di provare molti giochi anche partecipando una sola giornata. Inutile dire che questo evento diventerà per me un appuntamento fisso nei prossimi anni, da segnare sul vostro calendario ludico se non siete troppo lontani.

Ti interessa qualche altro gioco? Forse lo abbiamo già recensito…

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