SINTESI
Pro: tre percorsi narrativi distinti che garantiscono un’ottima rigiocabilità.
Contro: chi non ha letto i primi due volumi perderà parecchi rimandi e camei.
Consigliato a: chi ha già amato la saga e non si scandalizza all’idea di vedere le comprimarie diventare protagoniste.
| Realizzazione | |
| Giocabilità | |
| Divertimento | |
| Longevità | |
| Prezzo |
Tipologia:
librogame
Incidenza della fortuna:
elevata
Idoneità ai Neofiti:
discreta
Autore:
Francesco Di Lazzaro
Grafica ed illustrazioni:
Mattia Simone
Anno:
2022
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INTRODUZIONE
“Sei una delle sei ninfe che hanno avuto la sfortuna, o la fortuna, di innamorarsi di Autolico. Da troppo tempo non si fa più vivo, e questo, per un fanfarone della sua risma, è francamente sospetto. Tocca a voi andarlo a recuperare, proprio voi che giuravate di non volerlo più vedere.”
Vi avevo promesso che sarei tornato a chiudere il cerchio sulla saga di Autolico prima dell’arrivo del terzo e conclusivo capitolo. Dopo Le Fatiche e L’Audace Colpo del Vello d’Oro, Francesco Di Lazzaro, sempre per Edizione Librarsi, ha scritto da solo, senza il fido Mauro Longo, un altro tassello della storia di Autolico.
E qui sta il colpo di scena, vero protagonista di questa recensione prima ancora del libro: Autolico non c’è. O meglio, c’è solo alla fine per farsi recuperare. Per tutto il resto del libro, sul palco ci sono loro: le ninfe, le “migliori aiutanti del protagonista” nei primi due volumi, si guadagnano finalmente il loro giusto spazio e lo fanno alla grande, in un’avventura corale che le vede unite da un obiettivo comune: trovare dove sia finito l’uomo che le ha fatte innamorare, le ha deluse e probabilmente le farà innamorare di nuovo prima del prossimo paragrafo.
Il titolo lunghissimo, omaggio neanche troppo nascosto al noto film “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” e a tutta la filmografia di Lina Wertmüller, vi prepara al tono del libro: epico, sì, ma con la battuta sempre pronta dietro l’angolo.

Ci sarà chi dovrà affrontare una pericolosa corsa
MATERIALI DI GIOCO
Rispetto ai precedenti volumi della serie, qui cambia la mano per le illustrazioni: stavolta è Mattia Simone a occuparsi sia della copertina, che ritrae Agave nel suo duello con Polifemo, sia delle illustrazioni interne, con uno stile meno realistico e più evocativo che si sposa bene, in particolare, con i passaggi più onirici e misteriosi ambientati in Sardegna.
Il volume conta 390 pagine per un totale di 400 paragrafi, un centinaio in meno rispetto al Vello d’Oro, ma non lasciatevi ingannare dal numero: la struttura a tre percorsi paralleli, più un prologo e un finale comuni, fa sì che ogni singola partita ve ne faccia leggere solo una frazione, lasciando parecchio materiale inedito da scoprire alla seconda e alla terza lettura.
La scheda personaggio eredita l’impalcatura ormai familiare ai veterani della saga: i quattro stati di salute, le caselle per equipaggiamento e denaro, lo spazio per le parole chiave. La novità sta nelle caratteristiche: ogni ninfa giocabile ha le sue Prodezza e Resistenza per muoversi nel mondo, Attacco e Difesa per i combattimenti, e una coppia di abilità del tutto peculiari, da bilanciare suddividendo un gruzzolo di 8 punti a inizio partita. Come sempre, due dadi a sei facce, una matita e un foglio per gli appunti completano l’equipaggiamento necessario.

Ci sarà anche chi farà una sessione di esplorazione libera
MECCANICA DI GIOCO
Chi arriva dai primi due volumi si sentirà a casa: il sistema di risoluzione resta 2d6 + caratteristica, confrontato con una soglia indicata dal testo, e i quattro stati di salute: illesa, ferita, stremata, morta. Governano ancora i combattimenti, con la consueta rigenerazione automatica che ricorda la natura semidivina delle protagoniste. Una gradita novità è rappresentata dalle virtù, delle quali potrete scegliere il valore iniziale dividendo a piacere un pool di 8 punti tra le due peculiari di ogni ninfa, e che si potranno spendere, quando indicato nel testo, per superare più facilmente varie sfide e situazioni complicate.
Un’altra gradita novità di questo capitolo sta nella scelta della protagonista. A inizio avventura si seleziona una tra Agave, la guerriera furiosa, abile in Guerra ed Estasi, Britomarti, la cacciatrice scaltra, esperta in Arcieria e Caccia, e Myntha, l’algida serva di Ade, padrona di Evocazione e Terrore. Ognuna porta con sé un percorso narrativo dedicato e indipendente dalle altre due, il che significa che la seconda e la terza partita non saranno semplicemente “lo stesso libro con un’etichetta diversa”, ma un’avventura concettualmente nuova.
Britomarti sale sul Monte Citerione per misurarsi letteralmente in una gara di corsa contro il centauro Chirone. Agave finisce sull’isola dei Ciclopi dove farà conoscenza con un certo Polifemo e con un ambiente che definire “poco igienico” è già un complimento. Myntha, infine, sbarca sull’isola di Ichnusa, l’antico nome della Sardegna, dove dovrà vedersela con il tirannico veggente Tzirima, recuperando indizi tramite l’espediente della “terzina”: un terzetto di versi da decifrare per orientarsi.
A fare da collante tra i tre rami narrativi c’è Aura, la ninfa dell’aria, raggiungibile tramite la cosiddetta Trottola di Ecate: ogni volta che il numero di paragrafo è scritto in corsivo, basterà aggiungere 10 per ottenere un “consulto telefonico” di duemila anni fa, più o meno utile a seconda dei casi. In sostanza, è la stessa meccanica di preveggenza già vista nei primi due volumi, qui adattata e ribattezzata con gusto.
Completata la propria missione, le protagoniste convergono ad Atene, e da lì comincia la seconda parte del libro, identica per tutte e tre le scelte iniziali ma vissuta in modo diverso a seconda delle caratteristiche della prescelta: un’incursione nel regno sottomarino fino alla tana delle Forcidi, vere antagoniste della vicenda, per tirare fuori Autolico dai guai in cui si è cacciato. Perché alla fine, come sempre, è lui il problema.

La scheda di Agave. Quella di Britomarti e di Myntha si differenziano solo per le 2 virtù
COMMENTO
Di Lazzaro, da solo al timone, non perde un colpo. La scrittura resta quella elegante e ironica che ha fatto la fortuna della saga, capace di alternare termini ricercati a battute fulminanti senza che l’una cosa disturbi l’altra. Manca, certo, l’apporto di Longo, ma la voce narrativa non ne risente. Inoltre, l’assenza del protagonista titolare lascia più spazio per approfondire psicologie che nei primi due volumi erano rimaste sullo sfondo.
E qui arriva il punto più interessante dell’intera operazione: raccontare protagoniste femminili, e farlo bene, non è affatto semplice in un librogame, dove ogni paragrafo è breve e ogni scelta deve restare aperta a chiunque la legga. Di Lazzaro ci prova con sincerità, ma invece di insistere su dettagli di genere fini a sé stessi, costruisce tre personalità ben distinte: la furia di Agave, la scaltrezza di Britomarti e l’oscurità di Myntha. Il risultato funziona, anche se resta un esperimento delicato, di quelli che si possono sempre discutere.
L’ambientazione continua a essere il vero gioiello della serie e la struttura a tre percorsi è la mossa vincente del volume: garantisce una longevità che il libro, per numero di paragrafi, non avrebbe potuto raggiungere. Ogni lettura aggiunge un pezzo del puzzle, e il finale comune, con il salvataggio di Autolico dalle grinfie delle Forcidi, ripaga la curiosità accumulata strada per strada.
Se devo trovare un appunto, è che l’assenza fisica di Autolico, per quanto sia la vera intuizione narrativa del libro, si fa sentire: chi si era affezionato al ladro più simpatico dell’Ellade lo ritroverà solo a cose fatte, e dovrà accontentarsi, per quattrocento paragrafi, di sentirlo nominare con un misto di rancore e nostalgia. Funziona, ma è giusto saperlo prima di iniziare.
In conclusione, siamo di fronte ad uno spin-off che onora il nome della serie pur cambiando completamente punto di vista, e lo fa con la stessa cura, la stessa ironia e lo stesso amore per la mitologia greca che hanno reso grandi i primi due volumi. Non è il punto di ingresso ideale alla saga, ma per chi è già stato sedotto da Autolico, è una tappa che difficilmente si lascerà scappare.
Resta solo una domanda, ora che il terzo volume si avvicina: dopo essere stato salvato da sei donne che giura di amare e che lui ha sistematicamente deluso, Autolico avrà imparato qualcosa?
Quasi certamente no.

Non ci resta che attendere l’epica conclusione della trilogia
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