SINTESI

Pro: narrazione ancora più riuscita del primo, cast di comprimari memorabili, meccanica degli alleati perfettamente integrata nell’ambientazione.

Contro: chi non ha letto Le Fatiche di Autolico si perderà sfumature e rimandi; la struttura “a tappe obbligate” riduce leggermente la libertà di esplorazione.

Consigliato a: chi ha già completato il primo volume, chi ama il mito greco, chi cerca un librogame in cui l’astuzia conta più della forza.

Valutazione Globale
Realizzazione
Giocabilità
Divertimento
Longevità
Prezzo

Tipologia:
librogame

Incidenza della fortuna:
buona

Idoneità ai Neofiti:
discreta

Autore:
Francesco Di Lazzaro, Mauro Longo

Grafica ed illustrazioni:
Erika Visone (interne), Mattia Simone (copertina)

Anno:
2019

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INTRODUZIONE

“Il tuo nome è Autolico. Sei il Re dei Ladri, figlio di Ermes, e in questo momento sei a bordo di una nave con cinquanta eroi, alla ricerca del vello d’oro e con la vaga sensazione che qualcuno, da qualche parte, stia pianificando come farti fuori.”

Vi avevo promesso che sarei tornato a parlarvi di Autolico. E sono qui, fedele alla parola data, una qualità che, a differenza del nostro protagonista, mi sforzo di coltivare con una certa costanza.

Quando ho chiuso Le Fatiche di Autolico con quella soddisfazione silenziosa che si prova dopo aver finalmente raggiunto il paragrafo giusto dopo svariati tentativi, sapevo già che il seguito era lì ad aspettarmi. L’Audace Colpo del Vello d’Oro, sempre a firma di Francesco Di Lazzaro e Mauro Longo per Edizioni Librarsi, è il secondo capitolo della trilogia Hellas Heroes, e porta Autolico a bordo della leggendaria nave Argo, a fianco di Giasone e di un assortimento di semidei, eroi e comprimari improbabili, tutti lanciatissimi verso la Colchide per recuperare un vello d’oro in missione per conto degli Dèi.

Autolico, naturalmente, non ci va per eroismo. Ci va perché non aveva scelta, o almeno così si racconta. Che poi la Colchide sia lontana, che il Mar Nero sia pieno di insidie e che Giasone sia il tipo di leader che ti fa venire voglia di ammutinarti prima ancora di salpare… beh, questi sono dettagli. Il Re dei Ladri si adatta. Lo fa con stile, con astuzia e con una quantità di scuse già pronte che farebbero invidia a un sofista. Insomma: bentornati nell’Ellade! Questa volta siete su una barca e non sapete nuotare, cosa potrebbe andare storto d’altronde?

Sicuramente più lineare come viaggio rispetto alle precedenti fatiche

Sicuramente più lineare come viaggio rispetto alle precedenti fatiche

MATERIALI DI GIOCO

Il volume si presenta con la stessa cura editoriale del predecessore: formato 21×15 cm, copertina morbida con sovracopertina illustrata da Mattia Simone, e sotto di essa un’ulteriore illustrazione in bianco e nero che trasforma anche questo libro in un oggetto piacevole da tenere in mano e in libreria.

I 500 paragrafi, cento in meno rispetto alle Fatiche, sono scritti con la stessa densità narrativa del primo volume. Nessun paragrafo è un semplice snodo meccanico: ognuno ha ritmo, carattere, e spesso una piccola sorpresa. Le illustrazioni interne di Erika Visone continuano il lavoro del primo volume con coerenza stilistica apprezzabile, accompagnando i momenti salienti del viaggio senza mai diventare ridondanti.

La scheda personaggio eredita quasi integralmente quella del predecessore: stesse caratteristiche, stesso sistema di stati di salute, stessa distinzione tra Astuzia e Stoltezza. Il vero elemento di novità materiale è la griglia degli Argonauti: uno spazio sulla scheda dove si registrano i compagni di viaggio guadagnati lungo la rotta. Non sono decorativi: ogni Argonauta ha un suo profilo, la sua utilità specifica, e potrà intervenire nei momenti chiave dell’avventura. Accanto a loro, tre caselle Allarme — un sistema di cui non ti spiegano nulla fin quando non è troppo tardi, ma proprio in quel momento è già troppo tardi.

Servono sempre due dadi da sei facce, la scheda, una matita e il consueto foglio per gli appunti. Non abbiate la tentazione di fare a meno di quest’ultimo: ne avrete bisogno. Ah e se avete giocato il volume precedente, andate a recuperarlo e tenete note ed oggetti a portata di mano. Non le avrete mica cancellate, vero?

Per chi volesse si possono scaricare i materiali di gioco anche a questo indirizzo.

Ci sarà tuttavia anche un po’ di esplorazione libera

Ci sarà tuttavia anche un po’ di esplorazione libera

MECCANICA DI GIOCO

Chi viene dalle Fatiche troverà subito terreno familiare. Il sistema di risoluzione è identico: 2d6 + caratteristica rilevante, da confrontare con una soglia indicata dal testo. Funziona allora, funziona adesso. I quattro stati di salute (illeso, ferito, stremato, morto) rimangono al loro posto, così come la rigenerazione automatica tra uno scontro e l’altro, che racconta con eleganza meccanica la natura semidivina del protagonista.

La grande novità strutturale è la gestione degli Argonauti. Nel corso del viaggio verso la Colchide si incontrano compagni leggendari come Eracle, Atalanta, i Dioscuri e molti altri. La nostra capacità di averli dalla nostra parte dipenderà da come sapremo comportarci con loro lungo la strada. Ogni alleato ha una funzione precisa: c’è chi vi tira fuori dai combattimenti impossibili, chi sblocca percorsi alternativi, chi vi procura informazioni che da soli non potreste mai ottenere. Costruire la propria squadra è quindi parte integrante della strategia, e farlo bene richiede attenzione e memoria.

La meccanica della preveggenza, introdotta nel primo volume con i paragrafi in corsivo, ritorna qui e viene utilizzata in modo ancora più raffinato. Siete stati avvertiti: prestate attenzione a come è scritto il numero, e senza sapere cosa dice il paragrafo, preparatevi a saltare 20 pagine avanti. O era indietro? Mi confondo sempre…

La struttura del viaggio segue le tappe dell’epopea degli Argonauti, il che significa che la progressione è più lineare rispetto alla libertà della mappa greca del primo volume. Si perde qualcosa in termini di esplorazione libera, ma si guadagna in ritmo narrativo: ogni tappa ha il suo peso e la sensazione di essere parte di un mito che si sta svolgendo sotto i vostri occhi. Grazie alle vostre scelte, risulterà avvincente e gratificante.

I combattimenti, come già nelle Fatiche, sono rari e quasi mai obbligatori. Autolico non è un guerriero e il gioco non finge che lo sia: la soluzione diplomatica, quella furtiva o quella semplicemente creativa sarà quasi sempre preferibile. E spesso anche più divertente.

Da segnalare 2 piccoli errori nel regolamento: se finite i punti Astuzia non dovete andare al paragrafo 359 ma al 371 e non vi sono i suggerimenti a fine libro come erroneamente indicato dopo il paragrafo sulle note. Nulla che pregiudichi la giocabilità.

Più importante l’errore al paragrafo 166, in cui, se scalate la parete dovrete recarvi al 27 e non al 197, paragrafo da cui arrivate e che innescherebbe un loop di scelte.

La scheda dell’argonauta!

La scheda dell’argonauta!

COMMENTO

Avevo detto che Le Fatiche di Autolico era uno dei librogame italiani più belli che avessi letto. L’Audace Colpo del Vello d’Oro mi ha messo in difficoltà: non posso dire che sia migliore, ma non riesco nemmeno a dire che sia inferiore. È diverso, nel modo in cui un secondo album di un grande gruppo è diverso dal primo: più sicuro, più consapevole dei propri mezzi, meno bisognoso di stupire e per questo, paradossalmente, ancora più riuscito.

La scrittura di Di Lazzaro e Longo ha guadagnato in fluidità scenica. Se nelle Fatiche la prosa doveva anche costruire un mondo da zero, qui si muove su un palcoscenico già noto, e può permettersi di concentrarsi sui personaggi. Gli Argonauti sono ritratti con una precisione di tratto che è quasi crudele: non sono le figure di cartone della mitologia scolastica, ma individui con le loro manie, le loro insicurezze, i loro momenti di grandezza e di grettezza. Eracle è commovente. Atalanta è incredibile nel modo migliore possibile. Giasone è esattamente il tipo di persona con cui vi trovereste a imbarcarvi su una nave verso l’ignoto, e già a metà viaggio vi starebbe antipatico. Come dice Riccardo di Vincenzo nella molto bella introduzione al volume: è un testo che potreste usare per far appassionare i vostri figli alla storia antica.

Autolico, nel mezzo di tutto questo, rimane il cuore pulsante dell’avventura: più sfumato del primo volume, con qualche incrinatura nel cinismo di facciata che lo rende ancora più umano. Non ve lo aspettavate, vero? Nemmeno io.

Il sistema degli Argonauti come risorsa si integra nella narrativa con una naturalezza che è tutt’altro che scontata: non sembra un’aggiunta meccanica, sembra esattamente come funzionerebbe nella realtà, se la realtà prevedesse di chiedere a Castore e Polluce di toglierti dai guai. E la cosa meravigliosa è che anche qui, come nel primo volume, non esiste l’azione gratuita: ogni scelta ha un peso, ogni alleanza ha un prezzo, ogni scorciatoia nasconde qualcosa che prima o poi presenterà il conto.

Se proprio devo trovare un punto su cui riflettere, è quello della libertà di esplorazione: la struttura a tappe del viaggio argonautico è narrativamente coerente e ben costruita, ma chi era rimasto incantato dalla mappa dell’Ellade e dalla possibilità di affrontare le sei fatiche nell’ordine preferito potrebbe sentire qui una certa mancanza di respiro orizzontale. L’avventura si apre in profondità, non in larghezza. È una scelta, non un difetto, ma vale la pena saperlo.

In conclusione, se avete amato Le Fatiche di Autolico, non avete bisogno che vi convinca: lo avrete già comprato. Se invece siete arrivati qui senza aver letto il primo volume, fate una cosa: andate a rimediare, poi tornate. L’Audace Colpo del Vello d’Oro vi aspetta. Ha pazienza. È abituato ad aspettare — lo sanno bene tutte le ninfe che Autolico ha lasciato dietro di sé.

E ora, con il terzo capitolo alle porte, l’unica domanda che rimane è: come si chiuderà la storia di questo figlio di Ermes, Re dei Ladri, argonauta involontario e lettore di situazioni contrarie? Una risposta la troveremo. Probabilmente non al paragrafo che ci aspettiamo.

Quasi certamente dovremo guardare altrove.

E anche stavolta, non ci ha visto nessuno

E anche stavolta, non ci ha visto nessuno

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