Pro:   semplice e veloce, si presta all’utilizzo in moltissime occasioni e in quasi tutti i contesti; l’interazione è sempre molto elevata e le “bastardate” tra i giocatori all’ordine del giorno.

Contro:  regolamento e materiali migliorabili; la meccanica basata sui dadi è fortemente esposta all’alea; data la sua grande semplicità, alla lunga può risultare leggermente ripetitivo.

Consigliato a: chi cerca un gioco leggero e spensierato e magari apprezza il tema vagamente goliardico; tutti i giocatori emiliani, che non possono far a meno di avere nella propria ludoteca personale un titolo così legato al loro territorio.

[starset]

Valutazione Globale
Realizzazione
Giocabilità
Divertimento
Longevità
Prezzo
[finestarset]

Idoneità al solitario: assente

Incidenza della fortuna: elevata

Idoneità ai Neofiti: elevata.

PREMESSA:

Con un titolo così, sarebbe fin troppo facile ironizzare sul ciclo di romanzi fantasy scritti da George R. R. Martin e, soprattutto, sulla serie televisiva che così tanto successo sta riscuotendo negli ultimi anni. Facile, eppure impossibile, quantomeno per chi sta scrivendo questa recensione, perché – in qualità di cittadino modenese – vilipendere la mortadella sarebbe un reato grave quasi quanto bruciare il tricolore (che, guarda caso, è nato a Reggio Emilia).

Avvisiamo gli amici lettori che sta per aprirsi una doverosa parentesi dedicata alla mortadella, quindi chi non fosse interessato può saltare direttamente al paragrafo successivo.

Doveroso rendere omaggio a cotanta opulenza...

Doveroso rendere omaggio a cotanta opulenza…

Tornando a noi, per chi non lo sapesse, questo nobile insaccato ha alle sue spalle una tradizione millenaria, tant’è che le prima testimonianza al riguardo viene fatta risalire all’antica Felsina etrusca, mentre la ricetta tradizionale compariva già nei trattati di cucina medievali e il mortaio – strumento imprescindibile per la sua produzione, che con ogni probabilità le ha dato anche il nome – venne aggiunto allo stemma dell’antica Corporazione dei Salaroli (gli antenati dei moderni salumieri) bolognesi nel lontano 1376.

In tutti questi secoli, sono state segnalate diverse varianti, sia per le tipologie di carni utilizzate (vitello, asino e, in ultimo, pollo, anche se – almeno teoricamente – vige ancora il divieto, introdotto alla fine del Seicento dal cardinale Girolamo Farnese, di usare carni che non appartengano al maiale) che per le ricette vere e proprie (la più celebre è il cosiddetto “salame rosa”, che fa uso di tagli più magri, di una macinatura più grossolana e di una cottura più lunga).

A sinistra, una fetta di mortadella IGP (con gli immancabili pistacchi); a destra, una fetta di salame rosa (non meno buono...).

A sinistra, una fetta di mortadella IGP (con gli immancabili pistacchi); a destra, una fetta di salame rosa (non meno buono…).

Certo è che il suo sapore inconfondibile ha conquistato il mondo intero, tant’è che è uno dei pochi prodotti italiani esportati in tutti i continenti, e fu perfino inserita come “Bologna sausage” (forse nella sua variante americana) nel menu del Titanic.

Arriviamo, così, al 1998, anno in cui – proprio in risposta al suo successo internazionale e all’elevato rischio d’imitazione – le è stato conferito il marchio IGP: nonostante la successiva crisi economica, forte di questa nuova tutela e del consenso dei buongustai di tutto il pianeta, la produzione annua di mortadella ha continuato a crescere costantemente, arrivando a segnare un incremento di quasi 4 punti percentuali nel 2015; e quest’anno potrebbe superare la fatidica soglia delle 40 mila tonnellate.

Storia e numeri a parte, speriamo che abbiate capito che con la mortadella non si scherza, quantomeno a Bologna e dintorni, quindi… Attenti a voi, amici di CosplaYou, perché un gioco intitolato Il Trono di Mortadella dovrà assolutamente essere all’altezza del nome che porta!

La copertina del gioco (con la mortadella "seduta" sul trono al centro).

La copertina del gioco (con la mortadella “seduta” sul trono al centro).

UNBOXING:

La scatola è molto compatta e quadrata, delle stesse misure di altri filler come ad esempio Il verme è tratto e Fantascatti.

All’interno, troviamo in un unico “open space”:

  • 5 dadi da 6 personalizzati (bianchi con i disegni stampati in nero), che saranno il motore vero e proprio del gioco;

    5 delle 6 facce dei dadi inclusi nel gioco.

    5 delle 6 facce dei dadi inclusi nel gioco.

  • 7 carte personaggio (non sembrano particolarmente robuste, ma sono plastificate e si mescolano solo una volta a partita, quindi non serve imbustarle), ognuna delle quali riporta, oltre all’illustrazione peculiare, le diverse condizioni di vittoria;

    I 7 protagonisti del gioco: nella riga in alto,

    I 7 protagonisti del gioco: nella riga in alto, il Signore della Seta, il Cardinale, il Capitano di Ventura e il Principe dei Tortellini; in basso, il Magnifico Rettore, il Maestro dei Locandieri e il Bandito.

  • una ziploc con un centinaio di token di 4 tipi diversi (torre, libro, popolo e ovviamente mortadella), proprio come i parametri da considerare per le condizioni di vittoria;

    Le 6 diverse tipologie di token in gioco: in alto, il popolo, la torre, la mortadella e il libro; in basso, la Compagnia dei Lombardi e il "salta turno".

    Le 6 diverse tipologie di token in gioco: in alto, il popolo, la torre, la mortadella e il libro; in basso, la Compagnia dei Lombardi e il “salta turno”.

  • un segnalino Compagnia dei Lombardi (anch’esso realizzato in cartoncino, delle stesse dimensioni e qualità dei precedenti token);
  • 3 segnalini “salta turno”.

I materiali sono ordinari (i dadi non sono incisi, le carte non telate e i token hanno tutti lo stesso sfondo), ma funzionali, così come il progetto grafico, e – considerato il prezzo di vendita estremamente contenuto – ci sembra una scelta più che adeguata. Solo lo sfondo omogeneo dei segnalini non ci ha convinto del tutto, perché costringe i giocatori a guardarli e riguardarli in ogni turno: se, invece, ogni tipologia di token avesse avuto uno sfondo di colore diverso, allora il riconoscimento sarebbe stato più immediato.

Completa la dotazione il manuale in doppia copia (in italiano e inglese, come da tradizione CosplaYou), che in poche pagine sintetizza le meccaniche del gioco. Anche in questo caso, però, dobbiamo muovere un paio d’appunti: il colore nero del font (peraltro piccolo) su sfondo rosso scuro purtroppo non garantisce una leggibilità ottimale, e anche l’organizzazione dei paragrafi non è impeccabile, con le schede dei personaggi al centro, prima della spiegazione vera e propria del flusso di gioco, mentre l’uso dei segnalini “salta turno” viene soltanto accennato.

Infine, per affrontare al meglio le prime partite, vi consigliamo di scaricare e stampare dal sito dell’editore il player aid, che riepiloga in modo schematico gli effetti delle diverse combinazioni dei dadi.

PREPARAZIONE:

Nella versione standard del gioco, da 3 a 5 giocatori, è sufficiente mescolare le carte personaggio (dopo aver scartato il Brigante) e distribuirne una a testa: questa indica le condizioni di vittoria di ciascun giocatore, ma deve rimanere segreta fino alla fine della partita, o quantomeno fino a un eventuale smascheramento. Dopodiché si sistemano tutti i token al centro del tavolo, si consegnano i 5 dadi al primo giocatore e il segnalino Compagnia dei Lombardi all’ultimo.

Se si gioca in 2 soltanto, si deve togliere anche la carta Maestro dei Locandieri, mentre quando si è in 7 bisogna aggiungere il Brigante. Inoltre, in 6 bisogna distribuire a ciascun giocatore 1 token popolo e 1 mortadella; e in 7 invece 2 token popolo e 1 a scelta tra tutti gli altri.

Anche il setup è semplice e rapidissimo.

Anche il setup è semplice e rapidissimo: i dadi andranno, poi, al primo giocatore, mentre il token Compagnia dei Lombardi andrà all’ultimo.

Il tempo richiesto per completare il setup è, a prescindere dal numero dei partecipanti, rapidissimo e anche lo spazio necessario per giocare è ridotto ai minimi termini, rendendo Il Trono di Mortadella un perfetto gioco “da zaino”, cioè uno di quelli che si possono usare nelle occasioni e nei luoghi più disparati.

SVOLGIMENTO:

Il gioco è molto semplice: il primo giocatore prende i 5 dadi, li lancia e ne sceglie 3 da attivare; applica gli effetti di questi e passa i rimanenti 2 dadi al giocatore successivo, il quale sceglie se tenerli e rilanciare solo gli altri 3, oppure di tirarli ancora tutti. Si prosegue così ad oltranza, finché uno dei partecipanti non soddisfa i requisiti del proprio personaggio (ognuno deve raccogliere determinati token di tipologie ben precise; in più, il Bandito deve giocare con il ruolo scoperto e il Maestro dei Locandieri deve anche indovinare il ruolo di un avversario): in quel momento deve dichiararlo, rivelando la propria carta, e ovviamente vince (salvo errori di calcolo…).

Anatomia di un personaggio:

Anatomia di un personaggio: in basso, sono indicate le quantità di ciascun segnalino necessarie per vincere (Nel caso del principe dei tortellini; 2 o più popoli, 2 o più torri, 2 o più libri e 5 o più mortadelle).

Gli effetti dei dadi dipendono dalle combinazioni delle loro facce:

  • se esce 1 popolo, 1 libro, 1 torre oppure 1 mortadella, si riceve un segnalino corrispondente;
  • se il giocatore lo desidera, può utilizzare 1 libro uscito nel suo lancio (ma non “ereditato” dal giocatore precedente) come jolly;
  • se escono 2 popoli, si può scegliere di ricevere 2 segnalini popolo, oppure di “fare la rivoluzione”, ovvero far scartare 1 torre o 1 libro a un giocatore a scelta;
  • se esce 1 vino, si fa scartare 1 token popolo a un giocatore a scelta, anche se questo può bloccare l’effetto scartando 1 mortadella;
  • se escono 2 vini, il giocatore fa ubriacare un avversario a scelta, il quale prende un segnalino “salta turno” per ricordarsi di non giocare per quel round;
  • se esce 1 ratto, tutti i giocatori devono scartare 1 segnalino popolo, o in alternativa 1 torre;
  • se escono 2 ratti, si scatena la “peste nera” e, oltre al segnalino popolo (o torre), tutti devono scartare anche 1 mortadella;
  • se escono 5 torri (o 5 popoli o 5 libri o 5 mortadelle), si apre la “festa della porchetta” e tutti ottengono 1 segnalino del simbolo corrispondente;
  • se escono solo ratti e vini (non importano le rispettive quantità), si verifica un “terremoto” e tutti devono scartare tutti i segnalini torre e libro;
  • se escono 5 simboli diversi, il giocatore festeggia il “carnevale” e ruba 3 simboli a un avversario a scelta.

Inoltre, chi possiede il segnalino Compagnia dei Lombardi può usarlo per rilanciare i dadi (dopodiché lo passa al giocatore alla sua destra) oppure per costringere un altro a rilanciarli (e allora gli consegnerà anche il segnalino), mentre il Brigante giustamente può prendere i segnalini dagli avversari, invece che dalla riserva comune.

Ricordiamo, infine, che non è possibile stivare più di 7 segnalini per tipologia: se un giocatore arriva a 8, scatta la regola del “troppo stroppia” e viene immediatamente eliminato.

DURATA:

Come avrete intuito, il gioco è davvero molto snello e il rischio di paralisi da analisi pressoché nullo, anche perché la componente “push your luck” (letteralmente, “tenta la fortuna”) è risicatissima (al massimo, bisogna decidere se lanciare 3 oppure 5 dadi, e il risultato non può essere cambiato se non con il segnalino Compagnia dei Lombardi) e non c’è molto da riflettere sugli effetti da applicare (soprattutto se vi sarete stampati il player aid).

Conseguentemente, anche i tempi morti sono praticamente annullati, perché gli effetti dei lanci spesso si ripercuotono su uno o più giocatori, e così la durata indicata sulla scatola è quasi sempre rispettata e le partite non superano quasi mai la mezz’ora, neppure in 7.

AMBIENTAZIONE:

La grafica, per quanto ordinaria, fa il suo dovere, così come i ruoli dei personaggi ritratti sulle carte: c’è il medioevo bolognese al gran completo, tra cardinali (ricordate quello che ha vietato di usare carni al di fuori di quelle suine?), magnifici rettori (non dimenticate l’antica università!) e principi dei tortellini (personaggio di fantasia, ma assolutamente coerente).

Per il resto, la meccanica si limita a molteplici lanci di dadi, quindi il risultato in termini di modellazione è piuttosto astratto.

CONSIDERAZIONI:

Il Trono di Mortadella è un party game molto semplice, che rielabora una meccanica ben rodata, già vista in numerosi titoli precedenti (su tutti, vi ricordiamo Bang! The Dice Game): lanci i dadi, scegli il risultato e ne applichi gli effetti, con conseguenze variabili a seconda dei personaggi. Proprio come nella serie Bang! (ma anche in Mascarade e Citadels) i ruoli sono segreti e, conseguentemente, non può mancare un pizzico di bluff (anche se presente in misura minore).

Come spesso accade in questa tipologia di giochi, con tanti personaggi e poteri variabili, il bilanciamento non è sempre impeccabile: vi sono condizioni di vittoria più semplici di altre da realizzare (ad esempio, un “terremoto” può mandare a monte l’intera partita del Cardinale e del Magnifico Rettore) e indovinare gli altrui ruoli è piuttosto difficile, perché, complici il ritmo elevato e la costante penuria di token utili, tutti i giocatori tendono a prendere quel che capita.

Essendo, poi, ridotta la componente push your luck (i dadi non si ritirano) e vigendo l’obbligo di usare più della metà dei dadi in ogni turno, anche l’alea ha un certo peso: per fortuna, in nostro aiuto accorre la già citata Compagnia dei Lombardi, il cui token tende a passare di mano in mano con una certa frenesia, permettendo (e talvolta provocando…) rilanci improvvisi e decisivi.

Già, perché la caratteristica più evidente – e anche divertente – de Il Trono di Mortadella è l’interazione tra i giocatori, che è quasi sempre di tipo diretto, anzi direttissimo: le bastardate, spesso anche involontarie (è sufficiente un lancio sfortunato per provocare la “peste nera”), fanno parte dell’ordinaria amministrazione, quindi… le persone permalose e vendicative sono avvisate!

Allo stesso modo, sono avvisati i pianificatori e gli analisti incalliti: questo è un gioco in cui è essenziale saper fare di necessità virtù e bisogna vivere alla giornata, senza fare troppi calcoli (la componente probabilistica de Il verme è tratto è lontana anni luce).

E se la partita non dovesse andare come speravate, non prendetevela troppo e, invece di finire la serata con gli amici a “tarallucci e vino”, optate per un più emiliano “pane e mortadella”…

POSOLOGIA:

Il Trono di Mortadella è un tipico integratore di divertimento collettivo, da assumere indifferentemente prima, durante e dopo i pasti. Può essere tranquillamente somministrato a chi viene sottoposto per la prima volta a una terapia di questo tipo: si tratta, infatti, di un ottimo catalizzatore per introdurre i pazienti al mondo dei giochi da tavolo. Chi soffre di allergia conclamata all’alea può avvertire una forte irritazione, legata all’utilizzo dei dadi. Il gioco può essere impiegato per uso pediatrico, quantomeno dai 9/10 anni in su, a patto che i soggetti abbiano un minimo di competenze matematiche.

SOTTOFONDO MUSICALE:

Il brano “Emerald Fork” dei Nanowar (un vero inno allo slow food made in Italy).

Si ringrazia CosplaYou per aver reso disponibile la copia di valutazione del gioco.

Autore: Linus Games

Grafica ed illustrazioni: Massimo Fratini e Carlo Giannetti

Anno: 2016

Mercuzio

Luca, "the Nightwriter"

vedi la biografia >>
Mercuzio

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