SINTESI
Pro: Un collaborativo sfidante che mette al centro lo sviluppo del personaggio tramite un’atipica gestione dei dadi. Ottima longevità e materiali eccezionali.
Contro: Richiede un po’ di dedizione iniziale. Lanciando tanti dadi, la fortuna incide. Lo stile grafico eccentrico non incontrerà il favore di tutti.
Consigliato a: Appassionati di collaborativi che vogliono provare qualcosa di diverso dal solito.
| Realizzazione | |
| Giocabilità | |
| Divertimento | |
| Longevità | |
| Prezzo |
Idoneità al solitario:
elevata
Incidenza della fortuna:
elevata
Idoneità ai Neofiti:
bassa
Autore:
Josh Carlson, Adam Carlson
Grafica ed illustrazioni:
Anthony LeTourneau
Anno:
2017 (2025 per l’edizione italiana)
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Too Many Bones è sicuramente uno dei titoli che ha fatto conoscere lo stile particolare di Chip Theory Games applicato prevalentemente al genere american: al posto delle classiche miniature che popolano i tavoli di mille avventure troviamo delle fiches, spesso di ottima grammatura, in cui sono raffigurati i vari personaggi e tutte le informazioni che li riguardano. Dopo alcuni anni dalla pubblicazione originale è arrivata sui nostri tavoli l’edizione italiana del gioco, curata da Asmodee Italia e siamo finalmente pronti per parlarne con voi.
Ci troviamo a Daelore, un mondo fantasy un po’ diverso dal solito e popolato da creature piuttosto strambe come i gearloc (piccoli esseri simili allo stesso tempo ad elfi gnomi e goblin). La minaccia dei tiranni che puntano ad estendere il loro dominio oltre le regioni settentrionali si fa sempre più incombente, e un manipolo di Gearloc viene inviato per colpire il nemico prima che sia troppo tardi.

Sicuramente i dadi non mancano…
Too Many Bones è un collaborativo per esperti, da 1 a 4 giocatori, dalla durata indicativa di 60 -120 minuti e con meccaniche di tableau building, movimento su griglia, tiro dadi, poteri variabili.
COME SI GIOCA A TOO MANY BONES
Ogni giocatore impersona un gearloc che coopera con gli altri per sconfiggere uno dei tiranni presenti nella scatola, entro un numero di giorni (round) prestabilito. Il tiranno, insieme al livello di difficoltà, definisce i nemici, il mazzo degli incontri e le eventuali modifiche alle statistiche iniziali dei personaggi.
Il gioco si sviluppa, appunto, in giorni, ognuno dei quali diviso in:
- Fase di Incontro: il gruppo pesca e risolve una carta incontro, che può rivelare una scelta narrativa o una battaglia. Se il gruppo possiede il numero richiesto di punti progresso, può invece affrontare il tiranno nello scontro finale.
- Fase di Ricompensa: se l’esito dell’incontro è positivo, il gruppo ottiene le ricompense indicate che possono includere carte bottino, punti addestramento e punti progresso.
- Fase di Recupero: oltre al tentativo di scassinamento dei bottini preziosi, ogni gearloc sceglie un’opzione individuale tra il riposo, la ricerca di un bottino migliore e la perlustrazione per rivelare i nemici della prossima battaglia.

Ogni Gearloc ha uno stile di gioco unico e un certo numero di dadi personali organizzati in stile “albero delle abilità”. Seguendo i prerequisiti richiesti, la costruzione del personaggio è demandata al giocatore, che può plasmarne il comportamento, entro certi limiti, e provare ogni volta una “build” differente.
Il cuore del gioco è l’incontro di tipo battaglia, un combattimento tattico su una griglia 4×4, dove i gearloc affrontano un massimo di 4 nemici contemporaneamente, secondo un ordine di iniziativa. Le statistiche base dei gearloc determinano le loro possibilità di azione: oltre alla classica salute è molto importante la destrezza, la quale indica il numero massimo di dadi utilizzabili nel turno in corso (oltre ad essere spendibile per il movimento). Ogni turno infatti, un gearloc ha a disposizione tutti i dadi abilità pronti (allocati sulla plancia) più quelli forniti dalle statistiche di attacco e difesa. A seconda degli effetti, i dadi abilità potrebbero esaurirsi per il resto della battaglia, mentre quelli di attacco e difesa sono sempre disponibili.
I nemici invece hanno un comportamento predefinito calcolabile in base a quanto indicato sulle loro fiches, sia per la quantità di dadi che utilizzano, sia per le parole chiave che conferiscono poteri speciali. Lo scontro prosegue fino all’esaurimento della coda di battaglia (una pila di nemici i cui livelli sono determinati dal valore del giorno attuale moltiplicato per il numero dei giocatori) o alla sconfitta dell’ultimo gearloc, con conseguente esito positivo o negativo dell’incontro.

Un combattimento non semplice per i nostri eroi
MATERIALI ED ERGONOMIA
Basta aprire o anche solo provare a sollevare la scatola per capire quanto l’aspetto materico sia centrale quando ci approcciamo a Too Many Bones: fiches pesanti e molto piacevoli al tatto, plance dei giocatori e di battaglia in neoprene di alta qualità (i testi non risultano sfocati come spesso accade quando si passa dal cartone alla plastica) e inserti per contenere la miriade di dadi custom che rendono molto veloce il setup. Completano la dotazione carte e deckbox in pvc che rendono addirittura l’intero titolo resistente all’acqua! In tutta questa produzione stonano leggermente le chip rosse più leggere utilizzate per tenere traccia dei punti vita dei personaggi sul campo di battaglia: si tratta di una prassi per le edizioni retail di Chip Theory, che vende a parte un pacchetto di fiches della stessa grammatura dei personaggi come oggetto premium. Non è un grosso problema a livello di gioco, e la loro inclusione avrebbe alzato ulteriormente un prezzo già abbastanza elevato.

La scatola originale della prima edizione inglese era quadrata e molto ingombrante. Questa versione ridotta e perfettamente organizzata, rende il gioco meglio trasportabile e gestibile. L’organizzazione interna poi è assolutamente perfetta e non spreca nemmeno un centimetro dello spazio a disposizione.
L’approccio al gioco non è semplicissimo perché fin da subito troviamo diversi effetti e parole chiave, semplici di per sé, ma complicati da ricordare e connettere per una buona performance al tavolo. Ecco che corrono in nostro aiuto delle ottime schede di riferimento, assolutamente necessarie anche dopo parecchie partite perché spesso e volentieri vorrete provare qualcosa di nuovo.
Il regolamento di conseguenza non esaurisce tutti i dubbi alla prima lettura e nonostante i numerosi esempi, richiede una prima partita di prova per afferrare tutti i dettagli. Too Many Bones non è un titolo difficile, soprattutto se siete giocatori esperti, ma un paio di combattimenti servono anche solo per prendere confidenza con il proprio gearloc.
L’edizione italiana è una manna dal cielo per questo titolo, che con toni spesso umoristici aveva un inglese non semplicissimo da digerire, soprattutto nelle parti narrative. Segnaliamo che ci sono stati alcuni piccoli errori di stampa, ma che Asmodee ha già reso disponibili i file correttivi per poter giocare senza alcun problema.
CONSIDERAZIONI
La scatola di Too Many Bones recita “un dice builder rpg”, il che effettivamente rappresenta molto bene l’esperienza che questo titolo offre ai suoi giocatori. Il fulcro del gioco è sicuramente la progressione dei personaggi, gestita in modo brillante: ci sono diverse linee da seguire per specializzare le proprie abilità e il giocatore può scegliere come plasmare il gearloc con il giusto grado di sperimentazione che non ne snatura mai la “classe”. Questo aspetto, unito ai molteplici tiranni da affrontare e alla randomizzazione del mazzo degli incontri, dona al gioco un’enorme longevità, dato che anche rigiocando gli stessi personaggi con gli stessi nemici, la situazione sarà sempre un po’ differente.
Too Many Bones non è una sfida facilmente affrontabile senza la dovuta attenzione tattica e la corretta sinergia tra i vari giocatori. L’interazione è dunque massima dal punto di vista della collaborazione, ed è scongiurato il pericolo del giocatore alfa dato che ogni personaggio è completamente diverso dagli altri: il complicato puzzle da gestire per “far funzionare” le cose non consente di perdere tempo a controllare le plance altrui per poter suggerire la mossa migliore in un determinato frangente. Per questo aspetto ci ha ricordato un po’ Spirit Island.
Trattandosi di un gioco quasi esclusivamente basato su tiri di dado, è impossibile non parlare del fattore aleatorio: oltre alla classica abilità agognata per molto tempo e che, una volta ottenuta, fallirà il tiro alla prima occasione (un classico..), ci sono addirittura i tiri per poter potenziare alcune delle statistiche base. L’alea ha un impatto notevole sul gioco, ma può essere mitigata in alcuni modi: oltre ai bottini e alle ricompense di battaglia, fare affidamento su un singolo tiro per decidere tra vittoria o sconfitta significa aver assemblato una build non ottimale, dato che la complementarietà dei personaggi e i giusti incastri fanno la differenza.

Il simbolo delle ossa, riportato anche nel titolo, indica un fallimento durante il tiro del dado, ma troppe ossa possono essere sfruttate per un portentoso piano di riserva. Questo comporta un’interessante gestione del rischio… e una compensazione per i tiri sfortunati.
Per quanto riguarda la scalabilità il gioco funziona bene su tutto il range indicato dalla scatola e si presta molto alla modalità solitario. Abbiamo notato un aumento della difficoltà in due e una durata forse un po’ eccessiva in 4, soprattutto se il gruppo è alle primissime partite.
Infine l’ambientazione di Daelore viene percepita parecchio durante le sessioni di gioco: i mostri del fantasy più classico sono abbastanza affini nei comportamenti a ciò che potremmo aspettarci da loro, mentre quelli più strani…impareremo a conoscerli e a capire come affrontarli. L’esperienza generale ricorda, con tutte le virgolette del caso, la narrazione che emerge da una sessione di gioco di ruolo: poiché quel flavour text prima di ogni incontro è sufficiente a farci sentire partecipi di quel mondo senza risultare un pesante downtime tra una battaglia e l’altra. Inoltre ci sono tante piccole chicche da scoprire, tra cui eventi particolari, minigiochi e condizioni che mutano il campo di battaglia.
Può capitare ovviamente che un gearloc non corrisponda all’eroe fantasy che sogniamo di impersonare nella più grande delle avventure, ma riteniamo che questo stile doni ancora più personalità all’intero titolo.
CONCLUSIONE
Too Many Bones è un titolo che, nonostante abbia già qualche anno alle spalle, amalgama e rielabora meccaniche già viste producendo qualcosa di fresco nel panorama dei collaborativi moderni. Nonostante la struttura sia stata riveduta e limata nel successivo Elder Scrolls: Betrayal of the Second Era, Too Many Bones cattura per la sua ambientazione bizzarra, i suoi componenti fuori dal comune e l’esperienza che emerge dal tavolo in cui personaggi completamente pazzi cercano di far quadrare le loro tattiche per ottenere la vittoria finale. Se avete la pazienza di dedicarci qualche partita, se non vi infastidisce l’aleatorietà del dado e se vi piace partecipare ad un’avventura fantasy diversa dal solito, dategli una possibilità.
Si ringrazia Asmodee Italia per aver reso disponibile una copia di valutazione del gioco.

Un gearloc che carica a testa bassa contro un nemico diverse volte più grosso di lui… Ha perfettamente senso!
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